giovedì 15 settembre 2005

    Pagina 31 - Economia

    Le associazioni dei consumatori: un successo la protesta. I commercianti: un flop
      L´inflazione bloccata al 2%
      ma è sciopero della spesa
        I salari aumentano più dei prezzi. Il petrolio torna a correre
        Agip e Erg tagliano il prezzo della benzina alla pompa, mentre in Europa scoppia il caso accise
          LUCIO CILLIS
            ROMA - Guerra di cifre sullo sciopero della spesa, nel giorno del primo sensibile calo dei carburanti e della conferma del dato sull´inflazione ad agosto, in discesa al 2%.

            La stangata autunnale da mille euro per ogni famiglia - calcolando gli aumenti dovuti principalmente ai rincari energetici - ha fatto scattare ieri la quinta (doppia) protesta dei consumatori. L´Intesaconsumatori - sigla che riunisce Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori - e altre sette associazioni (Adiconsum, Confconsumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Movimento Consumatori, Lega Consumatori, Assoutenti, Unione Nazionale Consumatori), hanno invitato i cittadini «a spegnere luci e elettrodomestici per un black-out dei consumi elettrici di 5 minuti» e a disertare i negozi nella tarda mattinata.

            Immancabile la guerra di cifre tra i due "fronti". Dopo aver incassato l´adesione di Cgil, Ds, Verdi, Cia, ed esser stati ricevuti a Palazzo Chigi dal segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri, Mauro Masi (che si è impegnato a «girare» le richieste degli utenti per un calo delle tariffe ai ministri economici), gli organizzatori hanno gridato al successo pieno: al black out volontario avrebbe aderito «almeno un utente su 3» mentre al blocco degli acquisti «8 su 10». All´opposto, per i commercianti della Confesercenti la protesta si è risolta in un «gigantesco flop» con negozi più o meno vuoti (vista la persistente crisi dei consumi) nella media degli altri mercoledì.

            Lo sciopero della spesa ha coinciso con la conferma del dato Istat sull´inflazione di agosto, tornata al 2% dopo il 2,1 registrato a luglio. Un dato aspramente criticato da Elio Lannutti: «L´Istituto di Statistica - secondo il presidente dell´Adusbef - continua a non rappresentare la realtà di un paese costretto ad acquistare anche i libri a rate». Sempre ieri l´Istat ha annunciato che le retribuzioni lorde di fatto sono cresciute nel secondo trimestre a tassi più alti dei prezzi, con un +3,4% rispetto allo stesso periodo del 2004. Si tratta dell´incremento tendenziale più alto dal terzo trimestre del 2001, quando l´incremento fu del 4%.

            Ma un primo segnale di raffreddamento dei listini, nonostante il ritorno del costo del petrolio sui mercati oltre i 65 dollari, è venuto dai carburanti, protagonisti assoluti dei rincari registrati nelle ultime settimane. Molte compagnie hanno infatti abbassato i prezzi con riduzioni che hanno toccato un massimo di 5,6 centesimi di euro al litro nei distributori Erg. Agip e Tamoil hanno invece ridotto di 3 centesimi di euro su benzina e gasolio mentre gli impianti Api-Ip tagliano di 0,010 euro al litro.
              Infine, proprio sul tema carburanti, L´Unione Europea ha fatto sentire la propria voce dopo le riduzioni alle accise annunciate da Francia, Polonia e Ungheria. Un taglio alle imposte di fabbricazione, deciso in modo unilaterale dopo che l´Ecofin aveva indicato, invece, la necessità di «un´efficace azione coordinata». Si tratta, dunque, di un caso di «impegno morale» aggirato senza scavalcare i limiti imposti dall´Ue: infatti, secondo le regole europee le questioni fiscali restano di competenza nazionale. Per salvaguardare il mercato unico sono state stabilite soltanto delle soglie minime e non superabili di tassazione - pari al 15% - sulle accise dei prodotti energetici.
              Ma proprio per evitare ulteriori balzi in avanti di altri membri, Bruxelles annuncia «un´analisi dettagliata delle misure per verificare se le ipotesi di Francia, Polonia e Ungheria rispettano le decisioni Ecofin».