29 gennaio 2003
«Una pura operazione propagandistica» denuncia la Cgil. Non ci sono gli aumenti promessi da Tremonti
L’illusione della busta paga pesante
Bianca Di Giovanni
ROMA «È una poderosa operazione
propagandistica che i lavoratori dipendenti
rischiano di pagare cara». Così Carlo
Podda, segretario nazionale della Cgil
Funzione Pubblica, commenta le buste
paga rese più «pesanti» (così le chiama
il Tesoro) dal fisco «leggero» di Tremonti.
Con il 27 gennaio ha fatto la
prova generale il primo modulo della
riforma fiscale, con i 5,5 miliarid di
euro di sgravi Irpef assicurati dalla Finanziaria.
Una «pacchia» per i lavoratori
dipendenti con redditi annui fino a
25mila euro. Così recita il copione. Ma
la realtà è molto meno «brillante» di
quel che appare oggi. La si vedrà, tutta,
con il conguaglio di fine anno (a dicembre
o a febbraio 2004). Il fatto è che le
amministrative sono alle porte. Dunque
meglio alleggerire artificiosamente
le trattenute e sospendere le addizionali
regionali (cosa che il Lazio ha fatto e
che risulta da alcune buste paga di dipendenti
pubblici segnalate alla Cgil).
Dopo il voto si richiederà tutto, e in
unica soluzione. Morale: per i lavoratori
dipendenti è meglio mettersi i soldi
da parte fin da ora. Altro consiglio: controllare
bene ogni voce della busta paga,
perché se gli «artifici» sono troppi,
significa che tra un anno il conguaglio
sarà una batosta.
Stando ai calcoli della Cgil per i
redditi pari o superiori a 33mila euro
lordi annui non cambia nulla. Per quelli
inferiori i vantaggi rispetto al passato
regime fiscale vanno in media da 1
(25mila euro annui) a 22 euro. In confronto
al vecchio sistema i più fortunati
incassano in media 5 euro in più. Gli
aumenti di circa 50 euro mensili sono
riservati alla fascia tra i 10 ed i 13mila
euro lordi annui, «un reddito che - per
fortuna - non corrisponde ad alcun
trattamento dei dipendenti pubblici»,
conclude Podda. Di conseguenza, chi
si ritrova oggi una maggiorazione di
circa 50 euro sappia che una parte di
quella somma andrà restituita.
Proseguendo con il confronto con
il vecchio sistema fiscale, emerge che
l’effettiva riduzione complessiva dell’Irpef
è pari a 1,7 miliardi di euro e non a
5,5. Contemporaneamente allo sgravio,
infatti, è stato bloccato per due
anni il drenaggio fiscale e si è bloccata
la diminuzione di un punto di Irpef
ogni anno. In più il fisco «leggero» targato
Tremonti arriva in contempora-
nea a «tagli» per 1,7 miliardi di trasferimenti
agli enti locali previsti dalla Finanziaria.
Una decisione che si tradurrà
in maggiori oneri per i cittadini sul
fronte dei servizi. Senza contare il fatto
che in sei Regioni (Veneto, Lombardia,
Piemonte, Puglia, Umbria e Marche) le
addizionali Irpef sono state aumentate
prima del blocco deciso dalla Finanziaria:
così i tributi locali «assorbiranno»
lo sconto apportato dal Tesoro.
Ciliegina sulla torta: i lavoratori dipendenti
sappiano che quanto hanno
ricevuto finora (se va bene 5 euro in
più) è tutto quello che riceveranno: il
resto sarà dato ai redditi oltre i 35mila
euro l’anno. Ma il «fisco mediatico»
non va tanto per il sottile. E si concentra
soprattutto sui redditi più bassi a
cui andranno, secondo l’economista
Giuseppe Vitaletti (consigliere di Tremonti)
che «le deduzioni Irpef aiuteranno
in senso positivo la ripresa economica.
Soprattutto gli sgravi per i redditi
più bassi, diciamo fino a 15mila
euro, vengono appena scalfiti dagli aumenti
regionali, con un beneficio che
sarà di 400 o 500 euro l'anno».