ECONOMIA ITALIANA - pagina 21 Contrariamente al passato, però, non si assiste a un aumento del lavoro nero. I dati evidenziano come nel 2003 il tasso di irregolarità (calcolato come incidenza delle unità di lavoro non regolari sul totale delle unità di lavoro) si attesta intorno al 13,4% ritornando, quindi, sugli stessi livelli del 1992 e riducendosi in modo marcato rispetto agli anni precedenti. L'Istat spiega il fenomeno segnalando che la discesa del tasso di irregolarità corrisponde alla legge di sanatoria sugli immigrati. A calare, non a caso, è soprattutto il lavoro nero tra i dipendenti che passa dal 15,9 del 1992 al 15,5% del 2003 (nel 2001 era il 18%) mentre le unità di lavoro non regolari indipendenti crescono dal 7,7% all' 8,1% rimanendo sostanzialmente stabili rispetto agli anni passati. I settori maggiormente coinvolti dall'irregolarità del lavoro sono quelli dell'agricoltura e delle costruzioni. Il carattere frammentario e stagionale dell'attività produttiva — spiega l'Istat — ha consentito l'impiego di lavoratori stranieri non residenti e non regolarizzati che hanno sostituito la manodopera locale. Nel 2003, il tasso di irregolarità nel settore agricolo è pari al 32,9% contro il 25,5% del 1992. Tant'è che, il tasso di irregolarità, calcolato al netto del settore agricolo si riduce al 12,3% ovvero un livello di oltre un punto percentuale più basso di quello calcolato per l'intera economia. Al secondo posto si collocano le costruzioni che fanno segnare un tasso di irregolarità del 12,5% in netta diminuzione però rispetto agli anni precedenti: 14,2% nel 1992 e 16,2% nel 1997. L'industria in senso stretto non utilizza in modo consistente personale irregolare. Nel 2003 il tasso di irregolarità si è fermato al 5,4%, un valore vicino a quello registrato nel 1992 ( 5,7%). Al contrario forte è l'incidenza del nero nei servizi ( 14,5%). Il fenomeno è più rilevante nel comparto del commercio, degli alberghi, dei pubblici esercizi e dei trasporti, dove il 15,2% delle unità di lavoro risultano non registrate ( 15,6% nel 1992). Ma a detenere il primato assoluto sono i trasporti su strada con un tasso di irregolarità del 33,9%, superiore perfino ai valori del settore agricolo. Dati sul sommerso arrivano anche dal Censis. L'istituto di ricerca, però, contrariamente all'Istat, sostiene che tra il 2002 e il 2005 è diminuito il sommerso d'impresa ed è aumentato il lavoro irregolare. |
L'economia sommersa «fattura» 217 miliardi
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021