mercoled? 21 giugno 2006

    Pagina33 -Lavoro e Previdenza

    Infortuni, l'atipico ? la vittima ideale
      Presentato ieri a Roma un rapporto della Cgil.

      di Teresa Pittelli
        Lavoratori atipici, immigrati e donne prime vittime d'infortuni sul lavoro e malattie professionali. La temporaneit? dell'impiego rende i lavoratori pi? esposti agli incidenti: rispetto ai loro colleghi con contratti standard, infatti, sarebbero pi? portati a preoccuparsi del rinnovo del contratto e meno pronti a percepire i rischi legati alla sicurezza del luogo di lavoro. Questa la denuncia contenuta in un rapporto curato da Ires e Inca Cgil (rispettivamente centro studi e patronato di Corso d'Italia) e presentato ieri a Roma dal presidente Ires, Agostino Megale. Secondo la ricerca, condotta su un campione di circa 1.000 lavoratori, il 62% dei cosiddetti ?atipici' ? troppo preoccupato di perdere il lavoro per pensare agli eventuali danni alla salute correlati all'attivit? che svolge, e addirittura il 30% di loro non ha alcuna consapevolezza dei fattori di rischio. Non va cos? per i lavoratori assunti a tempo indeterminato, che al contrario denunciano, nel 37% dei casi, la presenza sul luogo di lavoro di fattori di rischio ?ai limiti dell'allarme'.

        La conclusione alla quale arriva l'Ires ? che l'ansia causata dalla precariet? contrattuale incida sulla sottovalutazione e sulla scarsa percezione che i lavoratori hanno della tutela della propria salute. E i numeri sembrano avvalorare la teoria, soprattutto se si guarda ai lavoratori pi? esposti agli incidenti, e cio? quelli manuali, un quarto dei quali non percepisce rischi lavorativi contro il 15% dei lavoratori manuali con impiego fisso. In generale, poi, meno del 40% dei lavoratori intervistati ? a conoscenza delle funzioni svolte dall'Inail (l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro). Non ? un caso, dunque, se l'Italia ? al settimo posto in Europa per numero e frequenza di incidenti: 3.267 all'anno ogni 100 mila occupati, leggermente al di sotto della media Ue (3.334 infortuni, dei quali 2,8% mortali).
          ?Da questo quadro appare chiara l'urgenza di formazione e informazione sui rischi del lavoro, che spesso la condizione occupazionale non consente di percepire', incalza Megale, secondo il quale ?bisogna favorire una cultura della sicurezza che sia considerata come un vantaggio competitivo per le imprese, in termini di qualit? del lavoro e quindi dei processi e dei prodotti, e non come vincolo alla libert? dell'imprenditore'. Secondo Corso d'Italia la campagna informativa dovrebbe essere urgentemente rilanciata anche dalla Rai. (riproduzione riservata)