22 ottobre 2002
La regolarizzazione degli immigrati fa i conti con tanti problemi: dalla scarsa chiarezza delle disposizioni ai molti casi di false identità
In azienda sanatoria con poco appeal
L’11 novembre scade il termine per presentare i moduli - In un mese 300mila richieste di emersione comprese quelle di colf e badanti
ROMA. La sanatoria dei lavoratori subordinati
extracomunitari non prende piede in
azienda. Alla scarsa chiarezza iniziale delle
nuove disposizioni sull’immigrazione si è
cercato, cambiando le regole a operazione
avviata, di dare maggiore appeal in sede di
conversione del decreto legge 195, ma con
scarso successo: la proroga all’11 novembre,
per presentare il kit celeste negli oltre
14mila uffici postali, e la possibilità di stipulare
un contratto a tempo indeterminato, oppure
a tempo determinato di almeno un anno
con un orario minimo di 20 ore settimanali,
non sono stati considerati sufficienti dai datori
di lavoro.
Fattori questi che, sommati ai dubbi sulla
garanzia dell’alloggio e sulle spese di rimpatrio,
non fanno ben sperare sul successo
pieno dell’operazione sanatoria, anche se dagli
ultimi dati annunciati dal ministro del
Welfare, Roberto Maroni, sarebbero 300mila
le domande di emersione già presentate in
Posta (senza però aver chiarito quante per
colf e badanti e quante per i lavoratori subordinati).
Se la percentuale di consegna dei kit
negli uffici postali dovesse essere uguale a
quella registrata nei primissimi giorni
dell’avvio della sanatoria, le domande di
emersione per i lavoratori delle imprese sarebbero
attualmente poco più di 100mila.
Poche rispetto a quanto preventivato all’inizio:
Maroni ha comunque assicurato, due
settimane fa, «che, a un mese dall’avvio
delle sanatorie, l’andamento delle domande
rispecchia quelle che erano le attese» per
smentire i «catastrofisti che temevano ondate
paurose di regolarizzazione».
I datori di lavoro avranno tempo fino
all’11 novembre per consegnare la dichiarazione
di emersione, con il pagamento del
contributo forfettario complessivo di 800 euro
(700 da versare all’Inps e 100 per spese
postali) per ogni lavoratore emerso. Da quel
momento, nessun altro adempimento è richiesto
al datore di lavoro. Sarà la Prefettura-Utg
a chiamare datore e lavoratore entro due mesi
dalla presentazione del kit celeste in posta.
Il requisito principale è che il dipendente
da regolarizzare sia impiegato in azienda almeno
dal 10 giugno scorso (data di entrata in
vigore del Dl 195, convertito in legge
222/2002) e una falsa dichiarazione può costare
cara al datore di lavoro: da due a nove mesi di
reclusione, salvo che il fatto costituisca un reato
più grave. In molti casi, invece, il datore di
lavoro si trova di fronte a immigrati che hanno
fornito false generalità, per i quali la regolarizzazione
diventa una denuncia, con il rischio di
un’espulsione.
Altri due requisiti importanti che il datore di
lavoro deve garantire sono alloggio e spese di
rimpatrio. Nel primo caso, non saranno fatti
"particolari" controlli in questa prima fase
della sanatoria: è necessario riportare solo
correttamente i dati richiesti nella dichiarazione
di emersione (via, piano, interno dell’alloggio
del dipendente). Nel caso sia il datore a
fornire l’abitazione potrà essere trattenuta a
titolo di rivalsa un terzo della retribuzione
mensile. Nel caso, invece, di rimpatrio il
datore di lavoro dovrà provvedere al pagamento
delle spese di viaggio solo in caso di
rientro forzato.
MARCELLO FRISONE