domenica 30 marzo 2003
Pesanti le conseguenze sul settore dopo i primi dieci giorni di guerra. Resiste solo la vacanza «di prossimità»
Il turismo spera in una Pasqua di pace
Prenotazioni già scese del 15%. Dimezzati gli arrivi da oltreoceano. Crollo dei viaggi all’estero
Luigina Venturelli
MILANO Se ogni settore economico
attende con preoccupazione di
quantificare i danni presenti e futuri
di questo conflitto armato, il comparto
del turismo sta già facendo i
conti con i primi effetti nocivi della
guerra: presenze americane in diminuzione
anche del 50%, disdette a
pioggia per congressi e città d’arte,
prenotazioni, in vista della Pasqua,
già scese del 15%. Ma tutti gli operatori
del comparto attendono ulteriori
cali: fra previsioni più o meno
pessimistiche, le stime oscillano tra
flessioni del 6% e del 20%.
La voce più dolente è rappresentata
dalle defezioni straniere: americani,
canadesi, inglesi e giapponesi,
i turisti a più alta disponibilità economica,
stanno disertando città e
località italiane. «Lo scoppio della
guerra in Iraq - afferma il presidente
della Federalberghi-Confturismo,
Bernabò Bocca - ha coinciso
con una improvvisa impennata delle
cancellazioni alberghiere, soprattutto
da parte della clientela statunitense
e di quella straniera in generale.
Le aree maggiormente interessate
sono le città d’arte e d’affari, dove
il calo da oltreoceano comincia a
toccare punte del 50% rispetto allo
stesso periodo dell’anno scorso».
«Ma la novità negativa - ha continuato
Bocca - riguarda il turismo
congressuale. Tutte le multinazionali
americane hanno bloccato lo svolgimento
di meeting e congressi in
Italia e nel mondo». Un dato che
preoccupa: la componente Usa, infatti,
copre circa il 10% del turismo
congressuale italiano, con punte del
20% in alcune città quali Roma e
Milano.
Uno scossone in grado di produrre
contraccolpi sui livelli occupazionali
delle imprese turistiche, se si
considera che nella crisi seguita all’attentato
dell’11 settembre si persero
più di 40mila posti di lavoro.
Un monitoraggio realizzato da
Assoturismo-Confesercenti evidenzia
le situazioni di maggior difficoltà,
in gran parte dovute al crollo
delle presenze straniere, nelle città
d’arte, come Venezia, Firenze e Napoli,
dove le disdette agli alberghi
sono arrivate fino al 35%. Non va
meglio nemmeno nelle località marittime
della regione campana: per
le prossime vacanze di fine aprile le
prenotazioni sono state ridotte o annullate
per il 10% rispetto al 2002, il
che lascia presumere, in caso di lunga
durata del conflitto, un calo complessivo
del 25% a fine anno. Anche
a Roma l’Ente bilaterale per il turismo
e gli albergatori dell’Apra ha
previsto una primavera difficile e
una Pasqua senza il tutto esaurito: il
calo è stato del 6% nella prima metà
del mese e del 13% subito dopo
lo scoppio delle ostilità. Più penalizzate
risultano le strutture a quattro
e cinque stelle, dove sono occupate
solo il 20% delle camere, contro
una media del 50% in altri periodi.
Alcuni negozi, in particolare quelli
dell’abbigliamento di lusso, hanno
registrato diminuzioni dei clienti
anche del 18%.
Benchè in misura non sufficiente
a compensare il calo dall’estero,
per il momento sembra, invece, tenere
il mercato interno. Stabili i
consumi nei ristoranti, che non subiscono
l’effetto-guerra, complice
anche la tendenza ad attenuare con
cene e divertimenti fuori casa le tensioni
dovute alla crisi internazionale.
Altrettanto dicasi per i viaggi a
breve distanza: secondo un’indagine
svolta dalla Confederazione del
turismo, il 35,6% degli italiani farà
probabilmente vacanza nel periodo
pasquale, per un numero di persone
che si avvicina ai 10 milioni. Di
questi, la quasi totalità (ben l’83%)
ha deciso di rimanere in Italia: il
29% in località marine, il 27% in
montagna e il 20% nelle città d’arte.
Dalle intenzioni alla prenotazione
vera e propria, però, il passo non
è breve come al solito. «Arrivano
moltissime telefonate per chiedere
informazioni su prezzi e disponibilità
delle strutture alberghiere - afferma
Aureliano Bonini, dell’Osservatorio
congiunturale dell’Emilia Romagna
- ma nelle prenotazioni si
registra qualche ritardo. Del resto si
può parlare di un rallentamento generale
di tutto il sistema: gli operatori
turistici della regione registrano
un più 2% nelle telefonate prelimi-
nari e un -2/3 per cento nelle prenotazioni
effettive. Saranno in pochi,
comunque, a rinunciare alla vacanza
pasquale».
Molto meno rassicuranti, invece,
sono le prospettive del turismo
italiano all’estero: solo il 9% lascerà
l’Italia per le ferie di fine aprile.
Compagnie aeree e tour operator
stanno reagendo con promozioni,
incentivi di vario genere e riduzione
dei prezzi, ma le aspettative non
sono rosee. Secondo uno studio
messo a punto da Assotravel, l’associazione
nazionale delle agenzie di
viaggio, il crollo delle partenze dall’Italia
nelle prossime settimane di
guerra potrebbe essere addirittura
del 65-70%, con una perdita del settore
di circa 1.800 milioni di euro.
wttc
Nel mondo sono tre milioni
i posti di lavoro a rischio
MILANO Un conflitto di lunga durata in Iraq potrebbe avere conseguenze
pesantissime su tutto il comparto turistico. E non solo in
Italia. Secondo la Wttc, l’Organizzazione mondiale del turismo è
infatti probabile che «nei prossimi mesi migliaia di lavoratori perdano
il posto». Se poi la guerra dovesse protrarsi più a lungo di quanto
previsto, i posti di lavoro a rischio, nel mondo, potrebbero salire
addirittura a tre milioni, mentre se andrebbero in fumo circa 30
miliardi di dollari.
Particolarmente colpiti, sul piano occupazionale, sarebbero anzitutto
gli Stati Uniti, che perderebbero circa 450mila posti di lavoro,
mentre nei paesi dell’Unione europea i dipendenti a rischio potrebbero
essere circa 260mila.
Intanto, per far fronte alla situazione italiana, le associazioni del
settore - Confturismo, Federalberghi, Fiavet ed Enit - chiedono al
governo l’introduzione degli ammortizzatori sociali (di cui il comparto
è tuttora privo) e la riduzione dell’iva. Per i servizi turistici
l’imposta attuale è del 20 per cento, più alta rispetto alla media dei
paesi europei. Queste richieste erano già stata avanzate dai rappresentanti
del settore in sede di approvazione della legge finanziaria, ma
erano state tutte ignorate.
Quello legato alla guerra in Iraq è il terzo choc - dopo quelli della
guerra del Golfo e dell’11 settembre - che il turismo mondiale
subisce negli ultimi quindici anni. Ma il colpo, questa volta, rischia
di essere molto più duro.