spunta un taglio di 4 miliardi Il nuovo piano - subito smentito dal Tesoro che ha parlato di «disinformazione di scarsa qualità» - prevede infatti un intervento assai articolato. Ben 4 miliardi verrebbero dalla voce previdenza: di questi 3,1 miliardi sarebbero il frutto di un taglio netto agli assegni in essere, praticato con l´eliminazione dell´indicizzazione Istat delle pensioni oggi al 75 per cento; altri 160 miliardi verrebbero dall´anticipo al 2006 della riforma del 2008 e altrettanto dalla chiusura di finestre di uscita in quiescenza. Altri 140 milioni verrebbero da una stretta sulle pensioni di invalidità civile. Tarolli ha diffuso in Senato una serie di tabelle, che sono risultate elaborate dalla Ragioneria e che vengono considerate ipotesi di lavoro: ma la natura «tecnica» delle ipotesi e la smentita del Tesoro non sono state sufficienti a sedare le polemiche. Anche il ministro del Welfare Maroni ha pronunciato un «no» senza mezzi termini. «Questa soluzione non esiste», ha detto. Le ipotesi emerse ieri non si limitano alle pensioni: oltre ai 4 miliardi della previdenza, si prevede di rastrellare 3 miliardi dagli enti locali e 1,2 dal pubblico impiego, oltre ai tagli alla sanità e ai ministeri già previsti dalla bozza più soft diffusa la settima scorsa. Il tema delle pensioni tuttavia non è emerso dal nulla. Già ieri mattina veniva diffuso un rapporto Eurostat da Bruxelles secondo il quale l´Italia è il paese dell´Unione europea con la più elevata spesa pensionistica: nel 2002 ha sfiorato il 15 per cento del prodotto interno lordo. Lo studio indica inoltre che nel 2002 la spesa pensionistica nell´Ue-15 è rimasta costante rispetto all´anno precedente al 12,6 per cento del Pil. Dal 1993, sottolineano gli esperti di Eurostat, nel complesso questo tasso è diminuito leggermente, anche se le variazioni a livello dei singoli paesi sono molto pronunciate. L´incremento maggiore dal 1993 è stato registrato in Portogallo (e fuori dall´Ue in Islanda e Svizzera), mentre il calo più forte c´è stato in Irlanda e Finlandia. L´Italia ha il tasso di spesa più alto con il 14,9 per cento, scrive Eurostat, ed è seguita da Austria (14,6 per cento), Polonia (13,9 per cento, dato 2001), Germania (13,4 per cento) e Francia (13,2 per cento). In particolare, l´Italia dedica al capitolo previdenza circa il 60 per cento dell´intera spesa sociale, osserva lo studio. Sull´altro piatto della bilancia ci sono i paesi con la spesa previdenziale più contenuta. Questa graduatoria vede al primo posto l´Irlanda (3,6 per cento), seguita da Islanda (6,9 per cento), Lituania (7,1 per cento), Slovacchia (7,5 per cento) e Lettonia (8,2 per cento). (r. p.) |
Il giallo delle pensioni
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021