La Stampa web


retroscena
Federico Geremicca
(Del 31/1/2002 Sezione: Interni Pag. 6)
SERGIO COFFERATI ASSISTE ALLA CRISI DI UNA LEADERSHIP POLITICA CHE NON HA MAI APPOGGIATO: ?NON MI ASPETTAVO TEMPI COSI? BREVI?
Il Cinese, i seicentomila della piazza e la macelleria dell?Ulivo

ROMA

NELLE ore in cui la macelleria dell?Ulivo riapre i battenti, riaffila i coltelli e affetta con zelo l?ennesimo leader; nelle ore in cui una ventina di big del centrosinistra si azzuffano, insomma, per decidere quanto e come azzoppare - dopo Prodi, D?Alema e Amato - anche Francesco Rutelli; in quelle precise ore, dicevamo, una potente berlina sfreccia allegra in autostrada alcune centinaia di chilometri pi? a Nord di Roma. All?interno della vettura Sergio Cofferati ha l?aria, in fondo, soddisfatta. Su uno dei sedili giace, disordinato, un gran fascio di giornali: tutti, praticamente, relegano d?un canto i ghirigori ulivisti per dar spazio ai suoi 600 mila in piazza, all?opposizione operaia che assedia il governo, all?unico leader - diciamo la verit? - al momento capace di far paura a Silvio Berlusconi. Ora, per?, anche se lui l?aveva detto in epoca non sospetta che l?intera faccenda non lo convinceva, nessuno immagini che Sergio Cofferati sia felice di fronte all?ennesima convulsione di cui ? vittima l?Ulivo. Solo un leader sindacale aspirante suicida - spiegano i suoi collaboratori - potrebbe esser contento per l?ulteriore afflosciamento dell?opposizione politica ad un governo di cui il sindacato non condivide n? linea n? strategia. In pi?, questa storia che sarebbe lui, Cofferati, il vero capo dell?opposizione a Berlusconi e che gli scioperi messi in campo sarebbero "politici" e nient?affatto "sindacali", gli ha gi? creato tante di quelle grane con i colleghi di Cisl e Uil che ? meglio non provare nemmeno a chiedergli se ? orgoglioso del realizzarsi di certe sue nefaste profezie. Intanto, Cofferati dice di esser sinceramente sorpreso dalla virulenza e dai tempi della crisi in cui ? ripiombato il centrosinistra. ?Non me lo aspettavo - spiega attraverso il cellulare che gracchia tra viadotti e gallerie -. Non me lo aspettavo, n? in modi cos? n? in tempi cos?. Per?, tant??: l?Ulivo fatica a portare mille persone in piazza del Campidoglio dopo le dimissioni di Ruggiero e lui - o meglio: loro, i leader sindacali - ne raccolgono 600 mila, purtroppo nell?indifferenza dell?opposizione politica, impegnatissima a sfilettare Rutelli e il suo contestato doppio incarico. ?Non ? poi cos? incomprensibile che accada questo, che tanti giovani, impiegati e operai, vadano in piazza - racconta Cofferati -. Se tu parli alla gente di pensioni e di licenziamenti e spieghi che sono in discussione diritti fondamentali, di quelli che cambiano la tua vita per davvero, la gente ti segue, ti ascolta, manifesta. In fondo, ? sempre stato cos?. In fondo s?, per il sindacato. Ma in fondo no, per la sinistra politica. Difficile, infatti, che potesse capitare che il segretario del maggior partito di opposizione - oggi i Ds, ieri il Pci - lasciasse trascorrere 24 ore prima di far sapere che ?i Ds sostengono con convinzione le iniziative di lotta sindacale?. Cos? come era impensabile, fino a non troppo tempo fa, che l?opposizione ritenesse di mobilitare militanti e iscritti chiamandoli a discutere se ? meglio una "federazione" o un "governo ombra" e se l?Ulivo debba avere tre, due o addirittura una gamba sola. Diciamola tutta: se fosse ancora attuale l?antica polemica sul sindacato "cinghia di trasmissione" della sinistra politica (allora s?intendeva il Pci) ci sarebbe da chiedersi che diavolo avrebbe da trasmettere il sindacato, oggi, avendo alle spalle un?opposizione ridotta cos?. Sergio Cofferati questo non lo dice un po? perch? non ? tempo di aggiungere polemica a polemica e un po? perch? non ? facile alla demagogia. Ma che la cosa non gli torni ? evidente dai ragionamenti che fa: ?Non so quanti l?abbiano capito e non so neppure a quanti interessi, ma tra le ragioni della forte partecipazione alle nostre iniziative - e badate che dico non solo gli scioperi, ma anche le assemblee in fabbrica - c?? un crescente bisogno di essere informati. Precisamente: informati. Siamo ormai in una fase di quasi totale oscuramento televisivo delle nostre ragioni. Si sta aprendo una questione di democrazia. Chi vuol sapere perch? siamo in campo su fisco, pensioni e licenziamenti ormai deve venirlo a sentire o in assemblea o ai palchi delle manifestazioni. Perch? se aspetta la tv ed i tg...?. Cofferati spinge su fisco, pensioni e articolo 18. La sinistra, intanto, propone i suoi affondo sui processi Sme-Dell?Utri-lodo Mondadori e quant?altro; indice manifestazioni sul profilo dell?Europa che verr?; sventola articoli dell?Economist e del Financial Times; si sbriciola su quale delegato mandare a scrivere la Costituzione europea. Risultato? Ds ancora in calo secondo i sondaggi, Margherita pi? o meno stabile, Pdci-Verdi-Sdi-Di Pietro e il resto quasi liquefatti ma 600 mila in piazza dietro le bandiere di Sergio Cofferati, detto sempre "il cinese". C?? qualcosa che non quadra, in tutta evidenza. Che non potesse quadrare, il capo della Cgil lo aveva intuito praticamente da subito, diciamo fin dalla "scesa in campo" di Francesco Rutelli. ?Non mi piace il metodo che vuole un candidato-premier proporsi senza prima presentare un suo programma?. L?obiezione iniziale, insomma, fu sulla forma. Era il preludio al peggio. Che arriv? appena Rutelli cominci? a parlare di programma e apr? nientedimeno che a Confindustria, che chiedeva una forte riduzione dell?Irpeg: ?Temo che Rutelli non sapesse di cosa stava parlando - accus? Cofferati -. Una opinione su un tema come l?Irpeg non pu? essere esposta come se fosse uno spot. Cos?, si va avanti a tentoni...?. Dopo il peggio, per?, pi? nulla. Cofferati polemizz? ancora con Rutelli, tir? di sciabola con D?Alema, apr? una battaglia nei ds. Poi, si convinse che non aveva altro da fare che tirar dritto per la sua strada. Intendiamo la strada sua e dei suoi 600 mila. Ora, mentre la berlina si avvicina veloce a Roma e visti gli accadimenti, "il cinese" potrebbe metters? l?, sedersi sulla nota sponda del noto fiume e guardar passare quel che resta del prestigio stropicciato dei suoi "nemici" nel centrosinistra. Non lo far?. Prima di tutto perch? questo mercoled? 30 gennaio segna il giorno del suo cinquantaquattresimo compleanno; e poi perch? in quest?altro giorno triste c?? chi parla per lui. ?Se posso dare un consiglio a tanti amici e compagni, e in primo luogo a Piero Fassino, dico che il Paese ha bisogno che vi occupiate pi? di lui e meno di voi. Basta litigare. La situazione ? orrenda?. La firma? E? quella Vittorio Foa. Uno degli ultimi "grandi vecchi" della sinistra italiana. Fino a nuovo ordine, s?intende.

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