I lavoratori: occupati più a lungo Le imprese: meno contributi
ROMA - Quasi il 70% dei lavoratori tra i 50 e 70 anni vuole lavorare oltre l'età pensionabile. E anche le aziende sono disposte a trattenere i dipendenti "anziani", ma solo in cambio di riduzione degli oneri contributivi. Lo rivelano due indagini realizzate dall'istituto "Experian" e dall'Isfol - su un campione di 2mila dipendenti e pensionati e circa 100 imprese - presentate nei giorni scorsi a Roma da Antonio Golini, ordinario di demografia all'università romana «La Sapienza» e coordinatore dell'intera ricerca. La propensione dei lavoratori al pensionamento "ritardato" cresce all'aumentare dell'età: i 50-54enni dichiarano di essere in grado di lavorare fino a 62 anni, i 55-59enni fino a 64, i 60-64enni fino a 67 anni e 65-69enni fino all'età di 69. «Vista questa disponibilità dei lavoratori - ha sottolineato Golini - una politica di pensionamento flessibile dovrebbe prendere in considerazione un limite obbligatorio inferiore, per esempio 65 anni, mentre una soglia superiore potrebbe rimanere libera». A prescindere dall'età, solo il 29% dei pensionati dice che non avrebbe avuto le capacità di restare al lavoro anche dopo il pensionamento. Secondo i dati, poi, soltanto il 6,5% dei baby pensionati (fino ai 55 anni) ha smesso di lavorare per esigenze aziendali. Tra chi è andato in pensione tra i 55 e i 64 anni questa percentuale scende fino al 3,2%. La tendenza all'allungamento della vita lavorativa trova d'accordo anche le aziende, ma solo a certe condizioni. L'80% delle strutture produttive intervistate, infatti, dichiara che per trattenere i dipendenti anziani «la più importante politica che il governo possa attuare è una riduzione dei contributi obbligatori», mentre il 69% è convinto che ai lavoratori piacerebbe approfittare di un pensionamento precoce. Oltre la metà delle imprese, però, lamenta anche le difficoltà legate all'invecchiamento e alla riduzione delle forze di lavoro e dichiara di far fronte a questi problemi con azioni di «riqualificazione dei propri lavoratori» e «incrementando l'automazione nella produzione». Nel giudizio delle aziende i lavoratori più giovani sono preferibili perché hanno familiarità con gli strumenti informatici, sono più flessibili e pronti all'innovazione. Ma anche gli anziani possiedono qualità altrettanto positive - dicono le imprese - come la lealtà e la fedeltà nei confronti del datore di lavoro, la capacità di guidare un gruppo e la sensibilità verso gli interessi dell'azienda. I lavoratori "over 50", del resto, saranno protagonisti del futuro mercato del lavoro. «La popolazione italiana è la più vecchia al mondo - ha detto Golini - con il 25% di persone che ha più di 60 anni e il 14% che ne ha meno di 15, contro, rispettivamente, il 21 e il 16% della media europea. Nei prossimi anni la classe d'età tra i 55 e i 64 anni costituirà il 30% della popolazione e, quindi, dobbiamo adattare società ed economia alla nuova situazione demografica».