sabato 23 ottobre 2004 Pagina 3 - Economia Ad agosto è calato del 3,4% l´acquisto di cibo. Si compra sempre meno nei supermarket Grande gelata sui consumi crolla la spesa alimentare Risparmi su tutti i fronti: calano gli acquisti di mobili, elettrodomestici, telefoni e giocattoli. La spesa totale in picchiata del 2 per cento ALDO FONTANAROSA ROMA - Gli italiani stringono la cinghia, perfino sul cibo. Ad agosto, hanno tagliato gli alimentari del 3,4% rispetto all´estate scorsa. Un po´ come a maggio, quando avevano già tagliato le dispense del 3,5%. Non solo mais, frutta o carne. Le famiglie comprano meno vestiti (-1,8) e si divertono con parsimonia (-1,5). I medicinali, quelli non mancano: ne compriamo l´1,5% in più (e così compact disc vergini o strumenti musicali). I tecnici dell´Istat, che forniscono i dati, mettono le mani avanti: agosto - spiegano - è un mese particolare. I dati, poi, tengono conto di alcune flessioni nei prezzi. Per cui i consumi potrebbero essere alti, e i negozianti incassare comunque meno, per le offerte e gli sconti. Ma l´Istat non si nasconde che i numeri siano comunque negativi. Anche a causa di risparmi che le famiglie decidono ormai su tutto: meno giocattoli, profumi e deodoranti; meno mobili, telefoni, elettrodomestici. La spesa totale (tutto compreso) è in picchiata quasi del 2 per cento (-1,9 per cento, per la precisione). Loro, i commercianti, hanno fiutato l´aria e cercato dei rimedi. I negozi, li hanno tenuti aperti anche un giorno e mezzo in più (con punte di quattro giorni per le grandi strutture). Senza risultati. Anzi, la grande distribuzione - che sembrava immune dalla crisi, rifugio degli italiani alla ricerca del "3 per 2" - è investita anch´essa da questo temporale agostano. Vende meno alimentari (addirittura del 3,4%), mentre aumenta gli incassi sugli altri fronti. E´ la prima volta (dal lontano 2001) che la grande distribuzione fa peggio dei normali negozi alla voce alimenti. La crisi investe soprattutto i supermercati; invece i grandi magazzini e gli hard-discount limitano i danni. Sergio Billé, presidente di Confcommercio, vede tre sinistri segnali all´orizzonte. Intanto - dice - la gente compra meno anche i beni di «prima necessità». Abbandona le grandi strutture, e tutto questo avviene perfino nelle zone (in teoria) più floride del Paese, nel Nord Est e nel Nord Ovest. Rischiamo, quindi, un «ulteriore avvitamento» dell´economia, complice una crisi petrolifera «che sta pesando sui bilanci delle famiglie». Pierluigi Angeli (Confcooperative) è convinto che gli italiani stiano riprendendo la vecchia sana abitudine di risparmiare, spinti dalla paura di fronteggiare chissà quali nuovi aumenti. Marigia Maulucci (Cgil) pensa, invece, che lavoratori e pensionati si stiano semplicemente impoverendo: «Il guaio è che l´unica risposta del governo sarà la cosiddetta riforma fiscale. Un dipendente di medio livello recupererà così un euro al giorno, da spendere liberamente e allegramente». Adriano Mussi (della Uil) sollecita un primo passo, ma necessario: l´altolà alle tariffe pubbliche. Dall´Intesa dei consumatori, Elio Lannutti chiede invece un´altra medicina: la concorrenza. «Non è possibile che un chilo d´uva pugliese, venduto dal contadino a 20 centesimi, costi 2 euro e 20 in Italia e meno di 2 euro in Francia. Vuol dire che qualcosa si è inceppato, nel nostro meccanismo distributivo». |
Grande gelata sui consumi: crolla la spesa alimentare
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021