24 gennaio 2003
Gli industriali: è l’ora di contratti «locali»
MILANO. Un contratto cucito sul territorio, a misura del costo della vita e delle esigenze locali. Il ministro del Welfare Roberto Maroni mercoledì
ha invitato «le parti sociali a considerare l’opportunità di rinegoziare il modello contrattuale tenendo conto della specificità del territorio».
Maroni parla di «una forma più raffinata delle vecchie gabbie salariali».
E gli imprenditori che hanno investito al Sud concordano sulla necessità di un costo del lavoro differenziato.
Giorgio Sangalli ha fatto la sua discesa al Sud da qualche anno. È partito da Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, attirato dal contratto d’area di Manfredonia per produrre vetro: adesso ha due stabilimenti con 260 dipendenti e un terzo in arrivo che porterà l’organico a 400 persone. Senza
le agevolazioni dice che non sarebbe andato: ma il problema è che gli aiuti finiscono e le difficoltà restano. «Sono centomila: dalla burocrazia lenta al personale da addestrare completamente, fino ai soldi buttati via per la corrente
elettrica che salta», spiega Sangalli, che ha preferito Manfredonia alla Romania anche per presidiare il mercato del Sud con un prodotto che è meglio non far viaggiare troppo. «Io faccio il vetraio — dice — non il politico e mi
limito a fare due considerazioni: al Sud la vita costa molto meno che al Nord e per evitare le delocalizzazioni va fatto qualcosa che renda più conveniente
investire nel Mezzogiorno».
Tra i pionieri degli investimenti al Sud c’è Bruno Bertoli, titolare della Metra di Rodengo Saiano, in provincia di Brescia. A metà degli anni 70, l’azienda ha investito a Ragusa, a 1.400 chilometri di distanza. Bisognava servire il mercato del Centro-Sud, fornire i prodotti in alluminio ai clienti del posto. «Siamo arrivati senza aiuti, — spiega Bruno Bertoli — ma è chiaro che il contesto è completamente diverso, ci sono molti problemi da affrontare a partire dalle infrastrutture e dai collegamenti, che creano costi aggiuntivi. La soluzione al
problema delle infrastrutture è la più importante ma da qualche parte bisogna pur cominciare».
Da dove? Il costo del lavoro può essere l’inizio e toccherà alle parti sociali
discuterne, secondo Bertoli, che poi vorrebbe portare tutti i problemi su tavoli regionali. «Ci sono esigenze diverse nelle varie regioni — dice — e differenze notevoli nel costo della vita. Bisogna tenerne conto nei contratti, senza scendere sotto certe soglie. Anche perché il Mezzogiorno si confronta
spesso con i Paesi del bacino mediterraneo, non con Austria e Germania».
Al Sud i contratti differenziati sul territorio porterebbero una maggiore occupazione. Ne è convinto Nicola Tupputi, imprenditore calzaturiero
di Barletta, d’accordo sulla necessità di adottare sistemi legati al potere d’acquisto con l’obiettivo di creare posti di lavoro. «Naturalmente —
aggiunge — queste misure possono essere introdotte salvaguardando
i diritti acquisiti da chi già lavora».
ALESSANDRO BALISTRI