2) Standard comuni, proposta sindacale
Indagine Isfol: cresce la partecipazione dei giovani ai corsi ma restano gli squilibri territoriali - Si cerca un'intesa con le Regioni Formazione, divario Nord-Sud Poco conosciute le attività legate agli obblighi formativi
|
|
(NOSTRO SERVIZIO)
ROMA - Obbligo formativo, studenti e docenti lo conoscono appena. E anche se cresce la partecipazione ai corsi, il divario Nord Sud rimane una realtà ancora troppo pesante. Lo dicono i dati del monitoraggio Isfol sulle attività realizzate dalle regioni nel corso del 2001 e su quelle programmate per i primi mesi di quest'anno. Aumenta, rispetto alle precedenti rilevazioni, la partecipazione dei ragazzi ai corsi di formazione. I dati parlano di 57mila iscritti per l'anno 2001-2002, contro i 18mila dell'anno precedente: una performance che dovrebbe risollevare le sorti di una riforma partita con non poche difficoltà. L'obbligo di «frequenza di attività formative fino al diciottesimo anno di età» è stato istituito dall'articolo 68 della legge 144/99, cioè il collegato-lavoro alla Finanziaria per il 2000, per garantire un adeguato livello di istruzione a quei ragazzi che, compiuti i 15 anni, scelgono di non continuare la scuola. L'obbligo può essere assolto nell'istruzione professionale regionale, nell'apprendistato o in percorsi integrati scolastici e professionali. Alla fine di ogni anno, le scuole devono comunicare gli elenchi dei giovani soggetti ad obbligo ai Centri per l'impiego, i quali, a loro volta, organizzano le attività di orientamento, tutoraggio e formazione. Spetta dunque agli istituti scolastici e agli ex uffici di collocamento informare docenti, studenti e famiglie sulle modalità dell'obbligo di formazione. Ma, secondo i dati Isfol, il livello di diffusione delle notizie è ancora troppo scarso e male organizzato. Solo il 14,3% dei giovani e il 21% delle famiglie, infatti, sa che non si può smettere di studiare prima dei 18 anni, mentre per i docenti questa percentuale supera di poco il 32 per cento. Addirittura 21 insegnanti su 100 non sanno fino a che età i ragazzi hanno l'obbligo di frequentare attività formative. Tra gli studenti e le famiglie, poi, le percentuali di chi risponde «non so» salgono, rispettivamente, al 55 e al 43 per cento. Resta, inoltre, l'antico problema del divario Nord Sud. I Centri per l'impiego del Nord-Ovest hanno attivato i servizi nel 77% dei casi, quelli del Nord-Est nel 66%, mentre al Sud il dato precipita al 47 per cento. Va meglio, invece, nel Centro Italia: qui la percentuale degli adempimenti realizzati si attesta intorno al 74 per cento. «La disomogeneità territoriale e lo scarso livello di informazione - afferma Giorgio Allulli, dirigente Isfol - rappresentano i punti ancora deboli del sistema. Ma è positivo notare che nel secondo semestre del 2001 sono partite materialmente le attività programmate dalle Regioni dopo il regolamento attuativo della riforma, pubblicato nel 2000». Altro nodo da sciogliere è quello delle anagrafi regionali, gli elenchi, cioè, dei giovani soggetti all'obbligo formativo, che risultano ancora «in fase di costituzione e di rodaggio». Per questo «sarebbe opportuno - dice l'Isfol - confrontare i dati provenienti dalle scuole con le anagrafi comunali» in modo che nessun quindicenne abbandoni gli studi prima dei 18 anni. Sul fronte dei Centri per l'impiego, l'indagine parla di «risultati apprezzabili». Il 13,2% dei Centri fornisce servizi di tutorato, quasi il 30% offre programmi di orientamento individuale mentre le attività di «prima informazione» sono disponibili nel 57% delle strutture.
Alessia Tripodi
|
|