la protesta del commercio Silvia Siano «Le motivazioni di Confcommercio per la rottura delle trattative - spiega Natale Finchi segretario di Cgil Filcams - sono pretestuose, perché si basano su un presunto aumento del costo del lavoro pari al 9%, quando al contrario il governo ha emanato una serie di norme per ridurre il cuneo fiscale». La chiusura di Confcommercio, secondo le tre sigle sindacali, è ancor più grave se valutata riguardo ad altri settori del commercio, che fanno capo a Confesercenti e alla Distribuzione cooperativa, che stanno invece proseguendo le trattative. «Il commercio privato - prosegue Jario Luis Attanasio segretario di Fisascat Cisl - occupa a livello nazionale oltre 3,5 milioni di persone, il 70% sono donne spesso impiegate con contratti a termine o part-time, frutto non di una scelta volontaria, ma imposta dall’alto». Due le richieste dei sindacati: continuare a discutere con ConfCommercio il merito della piattaforma e portare a casa un aumento salariale mensile lordo di 78 euro. «La richiesta - conclude Giorgio Zattoni segretario provinciale Uil Uiltucs - non è onerosa, se si pensa che un quarto livello del contratto del commercio privato, l’inquadramento più frequente, guadagna in media mille euro al mese. L’aumento che proponiamo non è altro che un adeguamento al costo della vita, in un momento in cui continua ad aumentare la pressione fiscale, anche locale, alle famiglie». |
Ferrara. Niente contratto, niente spesa
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021