venerdì 11 marzo 2005 COMMERCIO IN CRISI Doppio sciopero per il Billa Sette esuberi tra via Argine Ducale e via Modena di Alessandra Mura E’ dal luglio del 2004, hanno spiegato ieri Davide Finchi (Filcams Cgil), Jairo Luis Attanasio (Fisascat Cisl) e Giorgio Zattoni (Uiltucs Uil), che il gruppo Rewe ha annunciato lo stato di crisi. Da allora le organizzazioni sindacali hanno avviato una costante trattativa, allo scopo di concordare un utilizzo mirato degli ammortizzatori sociali. Le ultime cifre fornite a dicembre dal gruppo, che in tutto il Ferrarese conta 130 dipendenti per otto punti vendita, risultavano comunque “sottostimate” rispetto al quadro emerso tre settimane fa a Roma. Poco prima di Natale - nel corso di confronti tenuti nel “Distretto Nord Est” a Carmignano di Brenta e a Ferrara - si parlava di 300 esuberi e tre chiusure per Standa, e 20 esuberi e nessuna chiusura per Billa, con l’assicurazione inoltre che il Ferrarese non sarebbe stato coinvolto da licenziamenti. Il 22 febbraio, la doccia fredda: «Un aumento unilaterale del 30% degli esuberi. Ancora più incomprensibile dal momento che le filiali locali sotto osservazione risultavano quelle di via Padova e via Modena, mentre Argine Ducale era stato definito tra i più redditizi». Negli ultimi mesi, in ogni caso, non erano mancati i segnali negativi. A cominciare, incalzano i rappresentanti dei lavoratori, «dall’uso massiccio del trasferimento del personale». Trasferimenti definitivi, anche su distanze di 80-100 chilometri, che non è difficile immaginare “strategici” visto «che hanno portato a decine di dimissioni». Oltre ai tre supermercati nel Comune di Ferrara, Billa conta altri cinque punti vendita in tutto il territorio: a Migliarino, Portomaggiore, Copparo, Cento e Bondeno. Le segnalazioni ai sindacati parlano di cambiamenti di sede (con la stessa mansione) da Portomaggiore a Cento, da Migliarino a Ravenna, da Bondeno ancora a Cento. Non solo. Al gruppo vengono contestate politiche commerciali sbagliate, poco attente alla competitività (dopo le nuove aperture Bennet a Cento e Coop a Portomaggiore) e miopi dal punto di vista merceologico. Una su tutte: «A Natale c’erano sei metri lineari dedicati a venti tipologie diverse di wurstel, e non si trovavano abbastanza cotechini, salamine o il liquore alchermes per preparare la zuppa inglese. Ma nonostante le segnalazioni da parte degli stessi addetti, il gruppo non ha cambiato rotta». E’ mancata inoltre un’autentica programmazione economica: «Nessun investimento per l’acquisto di immobili, nessuna capitalizzazione: i locali sono tutti in affitto». Per questo risulta inaccettabile, continuano i sindacalisti «che le conseguenze di queste scelte sbagliate vengano pagate dai lavoratori e non dai dirigenti che le hanno prodotte. Tanto più che da parte dei dipendenti è sempre stata dimostrata piena disponibilità e buona volontà». In tutte le filiali il personale da tempo era stato ridotto ai minimi termini, e questo a sua volta ha causato un inevitabile peggioramento nella qualità del servizio. A questo vanno aggiunti il blocco degli straordinari e le ferie arretrate: c’è chi ha accumulato fino a 50 giorni residui. L’ultima stoccata viene riservata a un atteggiamento, da parte del gruppo, in odor di comportamento antisindacale: «Ci risulta che in ogni filiale si siano tenute riunioni aziendali, come è legittimo che avvenga. Ma ci è stato anche riferito il tentativo di scaricare molte responsabilità sul sindacato e di intimidire i gli addetti intenzionati a scioperare, e questo non lo possiamo permettere». |
Ferrara. Doppio sciopero per il Billa
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021