25 settembre 2002
Il segretario della Cgil replica a Rutelli: vogliamo dare fiducia al Paese, se ci sarai, aiuterai anche Cisl e Uil
Epifani: «Il nostro sciopero per l’Italia»
Gigi Marcucci
BOLOGNA «In nessun settore scambieremo
una lira in più con un diritto
in meno». Lo dice alla fine, quasi
a dissolvere gli ultimi dubbi, per chi
ancora ne avesse. Con poche, secchissime
parole, la Cgil viene traghettata
dalla segreteria di Sergio
Cofferati a quella di Guglielmo Epifani.
È un passaggio apparentemente
senza scosse. È proprio Epifani,
da 72 ore nuovo leader della Cgil, a
dire ai delegati dell’Emilia Romagna
che occorre «un ultimo sforzo»
per il successo dello sciopero generale
e per far lievitare a cinque i due
milioni di firme già raccolte per il
referendum sull’articolo 18. Obiettivi
«a portata della nostra organizzazione»,
perché «solo in agosto,
quando fabbriche e uffici erano deserti,
la Cgil ha raccolto mezzo milione
di firme e quotidianamente
ne rastrella da 80 a 100 mila».
A meno di un mese dallo sciopero
generale, Epifani debutta come
segretario all’attivo dei delegati Cgil
dell’Emilia Romagna e tende una
mano ai suggeritori dell’Ulivo che
danno per superate le ragioni della
mobilitazione del 18 ottobre. A spianargli
la strada c’è Danilo Barbi, ,
segretario della Cgil dell’Emilia Romagna,
che risponde al diessino Gavino
Angius, secondo il quale lo
sciopero rappresenta «un problema».
«Lo sciopero può essere un
problema, ma per il governo e Confindustria»,
dice.
Epifani incalza: «Potremmo
chiamarlo sciopero per l’Italia, perché
vuole dare fiducia a tutte quelle
persone che dalla politica di questo
governo traggono, giorno dopo
giorno motivi di sfiducia e rassegnazione».
Epifani parla di un’«Italia
che non si piega e si prepara a dare
una risposta». Ed ecco la replica a
Francesco Rutelli, che dalle colonne
del Corriere invitava la Cgil a ripensarci
in nome dell’unità sindacale:
«Se penserai che su questa linea il
nostro sciopero è giusto e necessario
aiuterai anche Cisl e Uil a ritrovare
la Cgil, perché le nostre ragioni
stanno dalla parte del Paese e dello
sviluppo». Insomma lo sciopero
«non è contro Cisl e Uil», ma per i
«diritti, la dignità del lavoro e della
persona, la qualità dello stato socia-
le e dello sviluppo». «Obiettivi -spiega
Epifani - che parlano a tutti i
lavoratori e alle nuove generazioni
e che sono convinto troveranno il
consenso delle forze dell’Ulivo».
Al segretario della Cisl Savino
Pezzotta, che ha proposto agli altri
sindacati confederali di lavorare unitariamente
sulla riforma del sistema
contrattuale, Epifani risponde che
su questa materia la Cgil «non si è
mai tirata indietro», ma pone due
condizioni. «La prima è che il lavoro
sul sistema contrattuale non intralci
il rinnovo dei contratti», spiega
ai cronisti a margine dell’assemblea,
«la seconda è che, per quello
che ci riguarda, l’impianto di oggi
va rafforzato, non va indebolito Nè
smantellato. Noi crediamo ai due
livelli distinti di contrattazione perché
hanno funzioni diverse: quello
nazionale e quello di secondo livello».
Il segretario della Cgil boccia
«l’idea che ogni tanto alberga, non
in Cisl e Uil, di contratti provinciali
di categoria».
L’analisi di Epifani muove anche
dai dati sulla disoccupazione recentemente
diffusi dall’Istat e rivendicati
dal governo come prova di
buona amministrazione. «È vero
che la disoccupazione ai minimi,
ma è l’ultimo buon risultato della
stagione politica che abbiamo alle
spalle. Non c’è da essere contenti
invece per la dinamica che si sta
fermando», commenta Epifani, «la
stagione che abbiamo davanti determinerà
rapidissimamente una riduzione
di questa crescita».
Epifani boccia la manovra economica
annunciata dal governo.
«Ci sono molte cose insoddisfacenti
e sbagliate», dice, «a cominciare dai
concordati e dai condoni». E critica
la proposta di alienare parte del patrimonio
pubblico: in primo luogo
perché comporta «l’aumento del debito
e del costo del debito», in secondo
luogo perché «a seconda di
quello che si vende si può incidere
sulla qualità del patrimonio di una
nazione». Preparandosi a conoscere
le cifre che il governo stasera esporrà
alle parti sociali, dichiara di sperare
«in una posizione chiara e netta»,
di non trovarsi cioè di fronte «a un
documento generico, a una legge
finanziaria che non contenga elementi
di certezza sulle cifre e gli
strumenti».