| 8 MARZO 2003 |
| Pagina 35 - Economia | |
|
Maroni: non rinunceremo agli sconti. Cgil, Cisl e Uil non ci stanno: subito un incontro col governo È scontro aperto sulle pensioni sindacati contro la decontribuzione
Il ministro: lo sgravio minimo del 3%, tolto inizialmente dalla delega, sarà ripristinato
Maroni interviene anche per tranquillizzare la Confindustria, segnatamente il vicepresidente Guidalberto Guidi, preoccupato per la cancellazione da parte della Camera della soglia minima del 3 per cento per il taglio dei contributi: «Se deve essere un incentivo allora tre punti sono il minimo». In un primo momento, Maroni voleva ripristinare la soglia nell´ambito della delega stessa, poi ci ha ripensato e ha precisato che il tre per cento sarà previsto nei decreti attuativi del governo. Ora torna a essere possibilista e a chi gli chiede se il governo presenterà un emendamento al Senato - dove la delega approderà tra un paio di settimane - Maroni risponde: «Vedremo». Per il vice di Maroni, Maurizio Sacconi, «la riforma è un non problema: la riduzione della pressione contributiva sui nuovi assunti sarà a carico della fiscalità generale e non del sistema previdenziale, quindi l´equilibrio non viene toccato, così come non vengono toccate le pensione di oggi e di domani». Sacconi viene però «smentito» dal capo degli economisti di Palazzo Chigi, Gianfranco Polillo. Il quale, in un´intervista a Il Riformista, dice che una nuova riforma delle pensioni va fatta e in tempi rapidi, un´ipotesi fermamente respinta da Cgil, Cisl e Uil. Polillo, che non esclude i disincentivi alle pensioni di anzianità, la ipotizza già nel Dpef. Sacconi, poi, invita «fortemente» sindacati e Federmeccanica a concludere rapidamente la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici: «Noi auspichiamo entro la prima metà dell´anno», prima cioè dell´inizio del semestre europeo a presidenza italiana. Sacconi si augura poi «che questo sia l´ultimo contratto di vecchio tipo» e che si dia poi vita a un «nuovo modello partecipativo», più spostato sul secondo livello di contrattazione (aziendale o territoriale). A Sacconi risponde Giorgio Cremaschi, Fiom: «La devolution contrattuale a cui pensa Sacconi significa eliminare il contratto nazionale e tornare alle gabbie salariali per le zone più deboli del Paese». Dall´Inail, intanto, una buona notizia per il mondo del lavoro: nel 2002 gli infortuni sono diminuiti del 4,7 per cento, quelli mortali del 3,4. Il bilancio resta comunque estremamente tragico: i morti sul lavoro in Italia nel 2002 sono stati 1.360, gli incidenti 972mila. (r.d.g.) |