giovedì 4 novembre 2004
Certo, i mercati di riferimento del lusso e dell´alimentare sono molto diversi. Ma proprio per questo motivo il fenomeno appare più interessante evidenziando una nuova divisione fra «ricchi» e «poveri». A salvare l´industria alimentare italiana sono infatti le esportazioni (+2,9%) che permetteranno al settore di chiudere il 2004 riducendo i danni: una crescita in valore dell´1,9%, quindi vicina all´inflazione, e in quantità dello 0,5%. Ma non basta. A trainare questa modesta volata sono i prodotti a maggior valore aggiunto: i sughi pronti, gli oli aromatizzati, i condimenti freschi come il pesto, i nuovi prodotti dolciari come la cioccolata sposata al caffè o lo stesso caffè in cialde per le macchinette da espresso. Anche nell´alimentare, dunque, va il lusso. Quanto al lusso vero, quello misurato da Altagamma, l´associazione che raccoglie una cinquantina di aziende italiane dell´alta qualità, è solo grazie a Usa, Cina, Giappone e Russia se il settore passa dai 127 miliardi di euro fatturati nel 2003 ai 133 miliardi previsti quest´anno. Dice Leonardo Ferragamo, presidente della stessa Altagamma: «Il mercato americano costituisce il faro di riferimento per quanto riguarda gusto, comunicazione e distribuzione». Poi aggiunge: «L´Asia è in continuo fermento e noi, con la nostra capacità di innovare, dobbiamo fare leva proprio su quei mercati». Secondo Ferragamo il problema delle aziende italiane «non è tanto il dollaro debole quanto l´euro forte». Ecco perché lo stesso Ferragamo auspica una «revisione» della politica monetaria europea. Spiega: «Forse non ci si rende conto fino in fondo del danno e dei rischi dell´euro forte per le aziende che hanno fatto della capacità artigianale e dei prodotti competitivi la loro forza, e ora si vedono minate proprio sulla competitività». (g. lon.) |
Doppia velocità per i consumi
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021