Oggi sciopero generale in sette regioni
Diamo un dispiacere a Berlusconi

di?
Angelo Faccinetto


 ?Via le deleghe?. Quella sulla previdenza, che con la decontribuzione punta a “riformare la riforma” delle pensioni rischiando di far saltare l’intero sistema pubblico. E, soprattutto, quella sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Che vieta la possibilit? di licenziare senza giusta causa. Una norma che ? un po’ il simbolo di tutti i diritti conquistati con decenni di lotte.
? con questi obiettivi che marted? Cgil, Cisl e Uil chiedono ai lavoratori di scioperare e di scendere in piazza per la nuova tornata di proteste che culminer?, il 15 febbraio, con il fermo di tutto il Pubblico impiego, settore che, di suo, chiede al governo anche risorse e disponibilit? per il rinnovo dei contratti di lavoro scaduti. In Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Toscana, Campania e Basilicata tutti i settori si fermeranno marted? per quattro ore. E in ogni capoluogo di provincia e di comprensorio si svolgeranno manifestazioni (a quella di Torino ha espresso il proprio sostegno anche il sindaco, Sergio Chiamparino) e si terranno comizi. Poi toccher? alle altre regioni. Alla fine, il 15 febbraio, si sar? fermata tutta Italia. A meno che il governo non decida prima di far marcia indietro.
Con buona pace del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi - che nelle scorse settimane, forte dei suoi sondaggi particolari, ? andato proclamando di avere la gente dalla sua parte - le proteste finora organizzate a livello regionale hanno avuto grandissimo successo. Ed hanno contribuito a cementare la ritrovata unit? delle tre confederazioni sindacali. Riprova evidente che negare il confronto - quello vero - a chi chiede confronto vero su questioni concrete non paga.
E anche per le iniziative di marted? il sindacato si attende una grande partecipazione. Al Nord come al Sud. Cgil, Cisl e Uil, del resto, sono determinate. Nessun arretramento finch? decontribuzione e libert? di licenziamento non verranno cancellate, con lo stralcio, dall’agenda del governo - afferma il leader della Cgil, Sergio Cofferati. Perch? dieci milioni di italiani, con il referendum dell’altro anno promosso dai radicali, hanno gi? detto di no all’abolizione dell’articolo 18. Perch? la previdenza pubblica, con la riforma del ‘95, funziona e va salvaguardata dalle conseguenze di una decontribuzione che, per compiacere le aspettative di Confindustria, rischia di mettere a rischio, con le rendite maturate, l’intero sistema. E perch? un’altra cosa deve essere chiara: non ? il sindacato, ma l’esecutivo col suo comportamento di questi mesi, a volere quella rottura sociale che il presidente Ciampi esorta ad evitare.
Ma nel mirino del sindacato non ci sono soltanto pensioni e licenziamenti. C’? la politica di Confindustria, che punta a bloccare il rinnovo dei contratti nazionali, da sconfiggere. C’?, come si ? detto, la scelta di Palazzo Chigi di negare ai dipendenti pubblici le risorse per i loro rinnovi da modificare. C’? l’obiettivo di delequalificare l’offerta dello Stato in settori fondamentali come l’istruzione e la sanit?, per favorire gli operatori privati, da contrastare. E c’? la riforma del fisco messa in campo da Tremonti, che - dicono Cgil, Cisl e Uil - penalizza i pensionati, i lavoratori e le fasce pi? deboli, da correggere.
Insomma, per dirla ancora con Sergio Cofferati, c’? da contrastare un ?disegno iniquo e pericoloso?. E anche del tutto inutile per il raggiungimento degli stessi obiettivi che esecutivo ed industriali si sono prefissi.
Tradotto in positivo, le tre confederazioni puntano a riaffermare la politica di concertazione, ormai formalmente negata dal governo. A valorizzare il modello sociale pubblico, contrastando il tentativo di introdurre quel modello minimo tanto caro alla filosofia neoliberista. A rilanciare una politica di sviluppo del Mezzogiorno, per la quale non sono state individuate le risorse. A riconfermare la politica dei redditi.
Ma in gioco, in questo scontro tra governo e sindacati, c’? anche dell’altro. E tocca il piano pi? propriamente politico. Dalle deleghe ispirate dal libro bianco messo a punto dal ministro leghista del Welfare, Roberto Maroni, traspare la volont? di modificare la rappresentanza sindacale, la sua natura. Come si potrebbe interpretare altrimenti la scelta di mettere sullo stesso piano, negli incontri bilaterali, Cgil, Cisl e Uil, coi loro dieci milioni di lavoratori rappresentati, con organizzazioni come il Sinpa, il sindacato padano, che rappresenta poche migliaia di iscritti?

Come pi? in generale, dagli ammiccamenti e dalle dichiarazioni di apertura, traspare un altro disegno. Quello di puntare all’emarginazione della Cgil, il sindacato pi? grande. Per costruire canali privilegiati a quel po’ di confronto che verr? conservato. Nella speranza, forse, che siano pi? agevoli da percorrere.
? anche contro questo che si scende in questi giorni in piazza.




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