Gli strani intrighi dietro la cessione del patrimonio immobiliare del nord della Sardegna
Il candidato di Berlusconi stoppato da An
Costa Smeralda, scacco al Re. E il Polo va in frantumi
Davide Madeddu
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PORTO CERVO Dopo l'affare del
secolo, concluso con lo scacco al
re, arrivano le polemiche e la destra
si spacca. Ossia Alleanza nazionale
spiazza e manda a casa il mega
progetto sulla Costa Smeralda,
promosso da Forza Italia.
L'affare del secolo è la vendita
del patrimonio immobiliare della
Costa Smeralda alla cordata sardo
veneta per un valore di 360 milioni
di euro. Un pacchetto che comprende
un fazzoletto di terra da tremila ettari,
alberghi super lusso, migliaia posti
letto, villaggi e soprattutto una proposta
di Master Plan in un'area incantata per
la realizzazione di altri alberghi super
lusso, campi da golf, ristoranti
e altre strutture per la gioia dei
turisti «ricchi».
Lo scacco al re è proprio la
cessione del pacchetto dorato alla
cordata sardo veneta, piuttosto
che all'imprenditore Tom Barrak.
Una figura imprenditoriale tanto
gradita sia al presidente della
Giunta regionale che a quello del
Governo. Il motivo è abbastanza
semplice, e ruota tutto intorno al
conflitto che unisce e divide lo
schieramento di Forza Italia con
quello di Alleanza nazionale. Anzi,
l'ingresso della cordata sardo
veneta suona quasi come una sorta
di sgambetto agli amici del presidente
del consiglio dei Ministri Silvio
Berlusconi e allo stesso governatore
della Sardegna Mauro Pili.
L'acquirente sarebbe dovuto
essere, sino a qualche tempo fa, il
miliardario Tom Barrak. Non è
un caso poi se l'arrivo imminente
del miliardario in Sardegna sia stato
annunciato al termine di un in
contro, svoltosi il 25 aprile scorso,
nella sede della presidenza della
Giunta regionale.
Un vertice pubblicizzato davanti alle
telecamere e ai giornalisti solo dopo
un incontro riservato tra il presidente
dell'esecutivo e lo stesso miliardario,
nel giardino «incantato» di Villa
Devoto, la sede della presidenza
del governo della Regione Sardegna.
A dare scacco matto al presidente
della Giunta regionale e, quindi al
gruppo di Forza Italia -almeno
secondo quanto raccontano
nel palazzo del consiglio regionale
a Cagliari - sono stati però gli
uomini di Alleanza nazionale, dato
che il presidente della Sfirs, la
finanziaria controllata dalla Regione
è presieduta da Alberto Meconcelli.
Un uomo nominato proprio
da Alleanza nazionale, gradito e
voluto anche dal deputato sardo
Gianfranco Anedda. È stata proprio
la sua decisione di sostenere
la cordata sardo veneta nell'acquisto
del pacchetto Costa Smeralda
a frantumare il progetto del presidente
dell'esecutivo regionale e del magnate
americano. Proprio l'arrivo della nuova
cordata, che fa capo al gruppo immobiliare
Tabacchi, al gruppo ottico De Rigo, e
ai due imprenditori sardi Antonio Cubeddu
e Franco Loi, entrambi impegnati nel settore
turistico, ha mandato all'aria il
precedente progetto e creato malumori
all'interno delle formazioni
del centro destra.
Il presidente dell'esecutivo ha
fatto sapere di non aver in alcun
modo avallato l'operazione, così
come hanno confermato gli stessi
rappresentanti dell'esecutivo che
ieri hanno annunciato richieste di
chiarimenti e incontri con il resto
della maggioranza. Una posizione
che va scontrarsi con quella assunta
dai rappresentanti di Alleanza
nazionale, leggi il deputato Carmelo
Porcu, che hanno invece confermato
piena fiducia e stima al presidente
della finanziaria regionale.
La partita che il presidente della
Giunta regionale ha perso con i
suoi alleati però non è passata
inosservata neppure tra i consiglieri
della minoranza che hanno chiesto
la convocazione d'urgenza del
Consiglio regionale e l'istituzione
di una Commissione d'inchiesta
su quanto accaduto. «Non è un
male il fatto che le aree siano andate
a un gruppo che non fa capo a
Berlusconi - fanno sapere dall'opposizione
- però a questo punto dobbiamo accertare
come stiano le cose, e soprattutto se il
presidente dell'esecutivo era disinformato
o ha solo fatto propaganda».
I rappresentanti dell'opposizione
però mettono in evidenza anche
un altro particolare. Ossia la
crisi che comincia a manifestarsi
ancora una volta all'interno del
centro destra. «E' il segno di come
stia andando allo sbando non solo
la politica regionale ma l'intera politica
del centro destra - fanno sapere
i consiglieri regionali - non è
certo possibile che il maggiore
azionista di una finanziaria venga
spiazzato e fregato dalla sua controllata».
Se si considera inoltre
che l'attuale presidente della Giunta
regionale è stato eletto con le
contestazioni di una parte di Alleanza
nazionale e dell'Udr, allora il
quadro diventa anche più chiaro.
Non è escluso, infatti, che lo
scacco matto dell'altro giorno sia
solo il primo passo verso una nuova
crisi dell'esecutivo regionale, in
una delle giunte più tribolate che
la storia politica dell’isola ricordi.
A Villa Devoto si sono già alternati
due inquilini per tre esecutivi,
protagonisti Mauro Pili, il pupillo
di Silvio Berlusconi, e Mario Floris,
che lo rimpiazzò per alcuni
mesi dopo l’insediamento lampo
e la triste caduta per lo scandalo
del programma di governo copiato
dalla Lombardia. Se non altro,
da queste parti il centro destra alla
bufera è abituato.