domenica 15 settembre 2002
Cofferati: piazza e politica vanno insieme
Il più acclamato. «La nostra compostezza avrà dato fastidio a Castelli...»
ROMA «La politica e la piazza devono
andare insieme: la piazza è una parte
della politica». E lui, Sergio Cofferati,
ieri ha scelto la piazza, nella quale
fare politica. Nel recinto sotto il palco
di piazza San Giovanni i vari leader
di partito ascoltano gli interventi
dei girotondini e rilasciano dichiarazioni.
Circola una domanda imperante:
Ma Cofferati dov’è? Non è lì, è
fra la gente. Un bagno di folla di due
ore e mezza. Una processione fra i
banchetti della Cgil dove si raccolgono
le firme per le proposte di legge. E
quando Nanni Moretti annuncia dal
palco la sua presenza a San Giovanni,
Cofferati riceve l’applauso più
lungo.
«Sono qui da semplice cittadino,
anche se ho una funzione di rappresentanza.
Sono qui come i tanti, tantissimi,
che sono scesi in piazza per
tutelare diritti fondamentali della
persona, come la giustizia», ha detto
il leader Cgil, avvolto da altri cittadini
che si accalcano per stringergli la
mano, ansiosi di fargli sapere che credono
in lui. Cofferati, nel suo stile, si
è collocato altrove, rispetto ai politici.
E ha fatto un vero girotondo intorno
alla piazza gremita, da via Labicana
a via Emanuele Filiberto, seguito
da un corteo di accalmazioni, abbracci,
urla da supporter, cori improvvisati:
«Sergio non ci abbandonare, la
Pirelli può aspettare», «Sergio, salvaci
tu», «è ora», «sei il più grande», e
pure un «Sergio nun ce tradì», alla
romana. Si ferma per un po’ al primo
gazebo Cigl in piazza, sotto la
statua di San Francesco. In vestito
grigio, camicia azzurra senza cravatta,
distintivo rosso sulla giacca, si presta
per foto e autografi su volantini,
cappelletti, magliette, bendiere. Una
militante Cgil che raccoglie le firme
mostra orgogliosa la sigla ottenuta
sul blocco.
Cofferati sceglie di parlare con la
gente, con la solita calma garbata.
Ma la gente lo acclama come nuovo
leader dell’Ulivo. «Sono il segretario
della Cgil ancora per qualche giorno,
dopo farò un altro lavoro». Darà «un
contributo alla causa comune», dice,
perché si considera «uno dei tanti»
che possono darlo.
Nessuna «distanza né contrapposizione
fra movimenti e politica», secondo
Cofferati, anzi, la partecipazione
può «essere uno stimolo», perché
«nessuno pensa di fondare nuovi partiti»,
precisa. La politica «deve saper
dare risposte concrete». Non solo «limitarsi
a contrastare le intenzioni del
governo in Parlamento», dice quando
viene bloccato dai giornalisti: «Intorno
alle loro proposte, i partiti, devono
creare il consenso che serve,
anche attraverso iniziative di piazza
come questa. Molti cittadini e associazioni
che nascono, possono e devono
sostenere i diritti, dal lavoro
alla giustizia, Credo che non sia un
limite nemmeno la parzialità», aggiunge,
«così come non è un limite la
radicalità. Poi è la politica che deve
mediare e trarre vantagio da questa
staordinaria voglia di rappresentare».
Alle cinque Cofferati se ne va per
andare alla Festa dell’Unità di Bologna.
Anche qui un’ovazione. Ribadisce
i concetti espressi a Roma e aggiunge:
«La compostezza espressa da
piazza San Giovanni dà fastidio soprattutto
all’ingegnere che fa il ministro
di Giustizia». «Stanno tentando
di alterare la realtà - aggiunge Coffe-rati-.
Vogliono cancellare chi non la
pensa come loro, stanno da tempo
con le loro televisioni oscurando la
Cgil. È per questo che davanti a questioni
di così grande gravità l’opposizione
non si può fare solo in Parlamento.
Ci vogliono tutti gli strumenti
possibili, anche l’ostruzionismo».
n.l.