11 Febbraio 2003
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CAOS. DIVISI SU TUTTO, ANCHE SULLE MULTE AI METALMECCANICI CHE SCIOPERANO Che bello, quando c'era il sindacato
Decomposizione. E' il processo che sta travolgendo il nostro sistema di relazioni industriali, solo dieci anni fa quasi un modello da esportare in Europa. L'unità d'azione tra le tre grandi confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil non c'è più, e i rapporti (tutti) stanno andando in pezzi. L'ultima è di ieri: la Federmeccanica ha deciso formalmente di sanzionare lo sciopero indetto dalla Fiom per il 21 febbraio prossimo contro il declino industriale del paese ma anche a sostegno - è questa la tesi degli industriali metalmeccanici - della vertenza contrattuale, tanto che alle quattro ore proclamate da tutte le categorie della Cgil ne sono state aggiunge altre quattro. La sanzione, per una agitazione proclamata in pieno periodo di moratoria che durerà fino al 31 marzo, consiste nel ritardare il pagamento della cosiddetta indennità di vacanza contrattuale. Sui destinatari della sanzione il dibattito tra i giuristi consultati dalla Federmeccanica è aperto: i lavoratori che si asterranno dal lavoro il 21 febbraio; i lavoratori iscritti all'organizzazione che ha proclamato lo sciopero; la Fiom medesima. «Ma non gli iscritti alla Fim», ha preventivamente avvertito il leader dei metalmeccanici della Cisl, Giorgio Caprioli. Certo non ci sono precedenti né di scioperi indetti durante la moratoria (tre mesi dalla scadenza del contratto precedente) né, tantomeno, di scioperi proclamati da un solo sindacato in questo periodo. Vedremo. Intanto anche rinnovare un contratto, tanto più quello dei metalmeccanici dove in discussione ci sono ben tre piattaforme, non fa più parte del fisiologico rapporto tra gli attori sociali. Le loro divisioni - segnatamente quelle tra i sindacati - li rende, in realtà, sempre più deboli. Non c'è tema che non separi, profondamente, Cgil, Cisl e Uil. Sul referendum sull'articolo 18 ciascuna andrà per sé con diversità anche interne e non solo nella Cgil. Scontro anche sulla guerra: a Roma, sabato prossimo, ci saranno le bandiere della Cgil e della Cisl, ma non quelle della Uil che ha scelto di stare con l'Onu. L'unità nel contrastare il decreto del governo sull'orario di lavoro, poi, è solo apparente. Quello del governo sembra un pasticcio, frutto proprio della mancanza di un avviso comune tra le parti. Si troverà un rimedio, ma non è difficile pensare che non soddisferà tutti allo stesso modo. I toni e gli argomenti usati dal Gian Paolo Patta, segretario della Cgil e insieme animatore del cosiddetto Partito dei lavoratori, sono stati ben diversi da quelli dei suoi colleghi di Cisl e Uil. Servirebbe qualche saggio e un ufficio di programma.
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