Firenze - L`ispettorato del lavoro ha convocato per oggi i vertici aziendali della Champion di Scandicci presso i propri uffici a Firenze, ieri la visita inaspettata allo stabilimento. La notizia giunge a metà pomeriggio tra le lavoratrici in assemblea e in mezzo a una ridda di appelli incrociati lanciati per cercare di scongiurare un epilogo senza senso per una fabbrica che non ha problemi di fatturato, ma ha deciso di chiudere i battenti e andare altrove. Il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso definisce la vicenda della Champion emblematica e chiede l`intervento del ministro del lavoro: «È inaccettabile che cali il silenzio su una vicenda come questa, e si permetta ad una impresa di non applicare le leggi dello Stato». È la risposta a una lettera aperta inviata dalle 50 lavoratrici dell`azienda, le quali hanno anche invitato Renzi e Bersani a esprimersi sulla vertenza in occasione delle primarie del Pd. Presto, perché il tempo corre e tra pochissimi giorni chi vorrà continuare a lavorare dovrà trasferirsi a Carpi, nel modenese, altrimenti possono sempre licenziarsi, in 20 lo hanno già fatto, un`altra con il figlio di un anno lo farà a breve e altre ancora si aggiungeranno. È quanto passa la ditta, da mesi insensibile alle richieste inoltrate a più riprese dalle parti in causa di ricorrere almeno agli ammortizzatori sociali, incurante dei tavoli istituzionali snobbati senza nessun pudore, indifferente alle varie interpellanze parlamentari, a partire da quelle presentate dal senatore Pd Achille Passoni. Una linea dura portata avanti pur in presenza di due persone colpite da handicap e di un organico composto quasi nella totalità da donne con famiglie a carico. «Siamo di fronte ad un`azienda che rifiuta qualsiasi confronto richiesto da organizzazioni sindacali ed istituzioni - continua Camusso - e licenzia di fatto 50 donne lavoratrici a causa della decisione di trasferire a 150 km di distanza la produzione, senza neanche dare loro la possibilità di utilizzare gli ammortizzatori sociali, senza alcun sostegno al reddito, in spregio a qualsiasi forma di rispetto». Posizione condivisa anche dall`assessore provinciale al lavoro Elisa Simoni.
LA PROROGA
Questo è quanto, solo per cause di forza maggiore le lavoratrici hanno avuto una proroga del trasferimento, è stato posticipato dal 1 all`il luglio, ma non certo per la benevolenza dei vertici aziendali. Piuttosto, si tratta di verificare le strutture dopo il terremoto. Anche questo a qualcuno sembra una follia: a Scandicci si chiude una fabbrica perfettamente funzionante per andare a lavorare in un capannone come quello di Campo Galliano ( visto che quello di Carpi è inagibile e non è dato sapere quando sarà riaperto), dove si sta stipati come sardine e senza linee telefoniche. È l`ennesimo paradosso che si aggiunge a questa vicenda. Intanto, la mobilitazione va avanti. Ora, l`obiettivo del sindacato è riuscire ad aprire un tavolo con l`azienda e garantire gli ammortizzatori sociali alle lavoratrici. «Puntiamo a ottenere almeno le dimissioni consensuali che danno la possibilità di avere la disoccupazione - dice Chiara Liberati di Filcams Cgil - ma anche su questo l`azienda si riserva totale discrezione». Tradotto, significa che a qualcuno le concederà, a qualcun altro no. In compenso sono state tutte impugnate le lettere di richiamo inviate ad alcune lavoratrici, colpevoli di avere rilasciato dichiarazioni alla stampa.
Champion, Camusso scrive alle operaie
di Admin
venerdì 27 novembre 2020