I CONTI DEI TRE GRANDI D´EUROPA AL VAGLIO DELLA COMMISSIONE, IL 21 TOCCA ALL´ECOFIN
Bruxelles all´Italia: attenta al deficit del 2004
Solbes chiede chiarimenti. Sanzioni alla Germania, richiamo per la Francia
Enrico Singer corrispondente da BRUXELLES
«Non chiediamo misure addizionali, né vogliamo suggerirne. Ma ci attendiamo che il governo italiano chiarisca quali sono le ipotesi di politica economica che sostengono le previsioni di bilancio per il 2004 e per i due anni successivi». Pedro Solbes spiega così la richiesta di «informazioni aggiuntive» che accompagna il giudizio che la Commissione ha approvato ieri sui conti italiani. E che sarà portata il 21 gennaio alla riunione dell'Ecofin perché la formalizzi. Con una scadenza ravvicinata: entro il prossimo marzo. «Nel programma di stabilità ci sono delle cifre che partono da presupposti che non sono specificati e che, quindi, non conosciamo. Abbiamo gli obiettivi, ma non sappiamo come ci si arriva. E proprio questo ci interessa», dice il commissario europeo agli Affari economici e monetari. Senza spingere troppo sulla polemica: «Confido che sarà facile avere i chiarimenti entro marzo». Ma senza risparmiare l'allarme per quello che potrebbe succedere nel 2004 «senza interventi»: un deficit al 2,9% e non allo 0,6 come è indicato nel documento inviato da Roma a Bruxelles. E le previsioni della Commissione sono così difformi da quelle italiane proprio perché «in assenza di indicazioni sui provvedimenti che si intendono adottare», gli esperti di Solbes «non possono valutare realistici i target». Nelle tre pagine di commento al programma di stabilità italiano è anche richiamata con puntigliosa precisione la base giuridica delle osservazioni: «Il Patto di stabilità e crescita adottato nel `97 ad Amsterdam prescrive ai Paesi di Eurolandia di dare informazioni sul modo in cui intendono conseguire gli obiettivi». La Ue, insomma, apprezza gli impegni contenuti nel programma di stabilità italiano che prevedono la riduzione del deficit netto verso una situazione «vicina al pareggio» per il 2005 e di quella del deficit depurato dagli effetti del ciclo economico già a quota zero dal 2004. Ma vuole capire quali sono le «correzioni sottostanti necessarie per centrare questi risultati». Anche perché nota che le previsioni di crescita (2,9 nel 2004) sono «ottimistiche» e che l'obiettivo di deficit fissato per il 2003 «dipende in misura notevole da misure una tantum». Misure che non si possono ripetere all'infinito, dice la Commissione che in proposito rivolge all'Italia una raccomandazione: «Che le misure di natura transitoria siano viste come mezzi per accelerare la riduzione del debito e non come un sostituto di un'azione correttiva del disavanzo». Sul programma di riforme strutturali - in particolare sulla riforma del sistema tributario, della previdenza sociale e del mercato del lavoro - il giudizio della Commissione è positivo. Con una riserva, tuttavia, sulla riforma fiscale: «Il suo finanziamento appare incerto, dato che comporta un costo immediato sul versante delle entrate per la riduzione delle imposte nel 2003 senza che sia garantito alcun aumento della base imponibile». E sulla riforma delle pensioni c'è l'invito a «prendere ulteriori misure per promuovere i fondi integrativi» per affrontare quello che Solbes definisce il «principale nodo irrisolto» del sistema pensionistico italiano: l'eccessiva lunghezza del periodo di transizione al nuovo sistema fondato sui contributi versati. Per quanto riguarda, poi, il volume del debito pubblico - che pure preoccupa la Commissione - Solbes ha confermato che «non ci saranno raccomandazioni formali». In altre parole, non ci saranno per l'Italia procedure come quelle ormai in marcia per la Germania e per la Francia che sono le vere preoccupazioni dei «guardiani» dell'economia europea. Per l'ex «locomotiva» tedesca da Bruxelles parte un vero ultimatum: entro 4 mesi dovrà «adottare nuove misure e rendere vincolanti quelle già annunciate» per riportare il deficit sotto il tetto del 3% dal record negativo del 3,8 raggiunto nel 2002. Senza nuove misure - che il governo tedesco è già disposto a prendere - il rischio che anche il 2003 si chiuda con un deficit oltre il 3% è considerato «consistente». Per la Francia Solbes ha confermato la validità dell'early warning «perché il rischio che nel 2003 il deficit superi il 3% è considerevole». Su tutte le economie europee, poi, pesa l'incognita di una possibile guerra in Iraq - «i cui effetti nessuno può ancora valutare seriamente» - e l'andamento dei prezzi del petrolio che risentono già della crisi in Venezuela. Cauto il giudizio sul piano di Bush per il rilancio dell'economia americana: «Gli effetti non saranno immediati, ma si potranno vedere soltanto dal 2004», dice Pedro Solbes. E l'Europa potrebbe adottare un piano simile? «Anche se lo applicassimo non risolveremmo i nostri problemi che sono le riforme strutturali».