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sabato 4 febbraio 2006
Pagina - Bologna
LA STORIA
Mary arriv? dalla Tanzania. Come domestica lavorava 16 ore al giorno , tutti i giorni
Io, da clandestina a delegata sindacale
di Andrea Bonzi inviato a Rimini
Da clandestina a delegata sindacale. Un percorso - di vita e lavorativo - per niente facile quello portato avanti da Mary Mtemahanji, 35enne della Tanzania arrivata in in Italia nel 1997. Mary, iscritta alla Filcams di Modena, ? uno dei 16 delegati extracomunitari (solo tre le donne) che ha partecipato alla tre giorni di congresso della Cgil dell’Emilia-Romagna. ?Finalmente posso difendere i diritti di tutti, non solo degli stranieri?, dice oggi Mary. Ma alle spalle c’? una battaglia che non ? stata per nulla facile da vincere. Il primo impatto con il nostro Paese, infatti, ? durissimo: a Roma, Mary viene “assunta” come domestica al seguito di una signora parzialmente invalida. ?Lavoravo 16 ore al giorno, 7 giorni su 7, con uno stipendio di un milione e 100 mila lire - racconta Mary -. Per un lungo periodo, l’unica uscita concessa era per accompagnare la signora, in carrozzina, a messa?. L’anziana, poi, non trattava Mary con i guanti: ?Prima dai da mangiare ai cani, dopo puoi mangiare tu?, le diceva.
Nel ’99, la famiglia romana la regolarizza, ma ?in cambio? le abbassa lo stipendio a 800 mila lire: quando Mary decide di cambiare citt? (?Non ce la facevo pi?, stavo per andare fuori di testa?) le viene trattenuto, senza ragione, il libretto di lavoro.
Nel 2001, dunque, il trasferimento a Modena. Capendo subito ?che la battaglia per i diritti ? fondamentale?, Mary si rivolge alla Cgil e, tra mille difficolt? normative e qualche ?brutto episodio?, ottiene un’occupazione e il permesso di soggiorno.
Un anno pi? tardi, ? la stessa Cgil a chiederle se vuole diventare delegata: Mary, che oggi lavora alla Manutencoop, accetta con entusiasmo. L’emozione, quando dal palco del Palacongressi di Rimini, racconta la sua vicenda, ? palpabile.
Accanto a lei c’? il tunisino Mustapha Laouni, che gestisce il Centro lavoratori stranieri della Camera del lavoro di Modena. Roma, Agrigento e infine la citt? della Ghirlandina: queste le tappe del viaggio di Mustapha. Una scelta consapevole, quella dell’Emilia: ?Modena era la citt? che credevo rossa?, dice. Ma anche l? non fu tutto facile: dalle prime notti all’addiaccio, sulle scalinate del parco Novi Sad, ?quando gli abitanti ci aiutavano buttandoci coperte, senza per? avvicinarsi troppo, perch? erano diffidenti?, al reperimento di una occupazione stabile.
La carriera sindacale di Mustapha inizia nel 1990, dopo aver subito ?un grave infortunio? nell’azienda metalmeccanica nella quale lavorava. Dopo quattro anni di attivit? volontaria, Mustapha entra nella Fillea, il sindacato degli edili della Cgil. ?Neanche l? fu tutto facile?, osserva Mustapha ricordando un ?bruttissimo episodio? capitatogli in una famosa azienda modenese: ?In occasione della cerimonia per la commemorazione di Martin Luther King, un lavoratore si present? davanti a me mascherato da incappucciato del Ku klux klan, con una frusta nera in mano...?. L’uomo fu isolato dai colleghi, ma ?capii che il lavoro da fare per l’integrazione ? ancora lungo - spiega Mustapha , anche in una citt? dove convivono 120 etnie come Modena?.
La sindacalizzazione degli immigrati ? avanzata: 9.000 iscritti Cgil solo a Modena, i problemi principali sono la casa, il permesso di soggiorno, i ricongiungimenti familiari. ?Ma sono gli immigrati che hanno cambiato il sindacato, non il contrario?, sorride Mustapha. Che ha gi? in mente di raccontarsi in un libro.
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