sabato 5 ottobre 2002
Per il presidente della Confcommercio la crescita dell’economia sarà solo dello 0,4%. Gli sgravi Irpef insufficienti per aiutare i consumi
Billè: e il governo pensa di aiutare così l’economia?
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Felicia Masocco
ROMA La crescita economica quest’anno
sarà più che modesta, praticamente
rasoterra per Confcommercio che stima
l’aumento del Pil allo 0,4%, ancora
meno dello 0,6 indicato dal governo. E
per l’anno prossimo inutile aspettarsi
«il salto con l’asta», il 2,3% è fuori discussione
per il centro studi di Sergio
Billè: molto più verosimile è un l’1,8%.
Un presente e un futuro prossimo a
tinte fosche quello tratteggiato dall’associazione
degli esercenti, ne consegue
che la Finanziaria di Tremonti non è
altro che «una piccola ciambella di salvataggio
lanciata a un sistema che stava
davvero rischiando di affondare. E questo
è meglio di niente, almeno si galleggia»,
ha detto il presidente in una conferenza
stampa. La «ciambellina» non è
comunque in grado «di tirare fuori il
sistema dalla acque fredde della crisi e
di riportarlo all’asciutto». Billé ci va giù
duro, snocciola dati e mette l’accento
su quelli che toccano da vicino la sua
organizzazione, sarebbero infatti i consumi
delle famiglie la causa di una crescita
economica tanto risicata. Il centro
studi parla di una domanda di consumi
pari all’1,6% contro il 2,5% indicato
dal governo. E gli sgravi Irpef possono
fare poco o nulla, «sono inidonei»,
perché serviranno a recuperare «parzialmente»
il potere d’acquisto perso
con l’inflazione; perché le famiglie meno
abbienti beneficiarie della riduzione
«vivendo già sulla soglia della sopravvivenza
difficilmente potranno aumentare
i loro livello di consumo» anche considerando
che «i pochi soldi che metteranno
in tasca serviranno - e non si sa
in molti casi se basteranno - ad assorbire
tutti gli aumenti di tariffe e servizi
che ci sono stati». «E davvero qualcuno
pensa che così possa ripartire il sistema?»,
si chiede retorico Billè. Quel
«qualcuno» pare comunque disposto a
tirar fuori dal cilindro un provvedimento
per favorire la rottamazione di elettrodomestici
e beni durevoli: «So che
Tremonti lo vuole scrivere», ha confermato
Billé, che mette il rilancio dei con-
sumi al primo posto della sua ricetta.
Per Confcommercio è infatti necessario
fare qualcosa di più per le «altre»
famiglie quelle collocate nella fascia di
reddito dai 25mila ai 40mila euro che
oggi produce circa il 70% dei consumi
di questo paese. Secondo: evitare quello
che definisce «un tortuoso giro di
conto», cioè che gli enti locali «per fare
cassa» aggirino il blocco dell’addizionale
Irpef «attuando aumenti a raffica su
Ici, costi dei servizi di pubblica utilità,
nettezza urbana , ticket sanitari e quant’altro.
Evitare insomma che «imprese
e famiglie siano costrette a sopportare
oneri ancora maggiori di quelli attuali».
Il rischio, denunciato dalle forze di
opposizione e dalla Cgil esiste, eccome.
Terzo: «rivoltare come un guanto» la
pubblica amministrazione e «costringerla
a ridurre sostanzialmente le sue
spese di gestione corrente» in modo da
reperire le risorse «per fare le riforme
oggi al palo».
Le noti dolenti continuano con il
Sud «ci sono meno soldi di prima»;
scuola e sanità «rischiano di non avere
fondi per le riforme»; e c’è il conflitto
sociale, «i margini ristretti» che le imprese
e lo Stato hanno per il rinnovo
dei contratti «rischiano di accrescere le
tensioni e di limitare ulteriormente la
possibilità di ripresa del sistema». Senza
contare che su tutto resta «il detonatore
ancora innescato» dell’articolo 18.
«Per fortuna è slittato a gennaio».