Ed ora vagano, appunto, per quei saloni di palazzo Chigi e non sanno come rappezzare il buco, rischiando che risulti, come dicono i veneti, "pezo el tacon del buso", ovvero peggio il rattoppo del buco. Qualcuno (Alemanno-Follini, ad esempio, a nome d'Alleanza nazionale e Udc) ragiona e teme per i propri sia pure ristretti bacini elettorali, resiste al "crucifige" anticontratti e all'osanna per meno tasse ai più ricchi. Qualcun altro vorrebbe tenere buoni gli industriali (in preda a loro volta a difficoltà, per una recessione che lo stesso governo non ha saputo evitare) e magari telefona a Luca di Montezemolo onde sollecitare un qualche duro monito. Altri, magari con i colori della Lega, sono convinti che il pubblico impiego sia tutto concentrato nella "Roma ladrona" che sbeffeggiano e non sanno che da Aosta a Bolzano, passando da Varese e Brescia, fioriscono Comuni, ospedali, uffici pubblici d'ogni genere, ricolmi di donne e uomini che un tempo chiamavamo "servitori dello Stato", oggi umiliati e offesi. Altro che asse del Nord, come si scrive, costruito tra Bossi, Montezemolo e Berlusconi. Qui, semmai, siamo di fronte ad un'inedita alleanza contro una parte cospicua del Nord operoso (oltre che del Sud). L'asse vero, magari, è quello che si può stabilire tra lavoratori del pubblico impiego e lavoratori metalmeccanici, uniti da un comune destino. Tutto questo mentre il sistema produttivo decade e la colpa, dallo stesso presidente del Consiglio, è assegnata agli italiani che a Pasqua sarebbero andati in vacanza, invece di lavorare. E' l'economia da bar. Non sanno capire che le radici del disastro, stanno proprio in quei cocci calpestati nelle sale di Palazzo Chigi. L'accordo del 23 luglio del 1993 era nato non per uccidere il conflitto sociale, ma per prevenire le guerre per errore, per incanalare il conflitto su binari civili, per dare certezze ai lavoratori e agli imprenditori. Era servito a risanare il Paese, a far entrare l'Italia in Europa. Poteva servire ad accompagnare la crescita. Oggi non ci troveremmo di fronte, con molta probabilità, ad un prodotto interno lordo che cede, con le imprese (e magari anche i Comuni e gli Enti Locali) che cercano di affrontare le difficoltà (incrementate dalle politiche di governo) rifacendosi sul costo del lavoro, senza essere spinti a cercare la strada dell'innovazione. E Cgil Cisl e Uil che minacciano lo sciopero generale. Hanno, in sostanza, annullato loro quell'accordo del 23 luglio del 1993 e così hanno disdettato una prospettiva di sviluppo armonico, hanno disdettato un ruolo costruttivo delle organizzazioni sindacali. Ora è il segretario generale della Uil Luigi Angeletti a chiedere la revoca di quella maxintesa (ma prima di lui altri, soprattutto molto a sinistra, avevano avanzato la stessa proposta). Certo, lo si può anche fare, ma sui cocci che cosa si costruisce e soprattutto con chi si costruisce? Sarebbe quasi come dire che bisogna abolire i contratti perché tanto lor signori non li rinnovano. |
Ballando sui cocci del Patto del ’93
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021