23 ottobre 2002
Baldassarri insulta Epifani
A «Porta a Porta» agguato al segretario della Cgil, solo contro tutti
Felicia Masocco
ROMA Nessuno si aspettava un minuetto
tra i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil
ieri sera a «Porta a porta», «per la prima
volta insieme» come ha detto e ripetuto
l’ospite, Bruno Vespa. Ma che fossero
scintille fin dalle prime battute non era,
neanche questo, scontato. Guglielmo
Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti
erano «insieme», ma non soli: presenti
nel salotto buono della Rai anche il
ministro alle Attività Produttive Antonio
Marzano e il viceministro dell’Economia
Baldassarri. Risultato, il segretario
della Cgil si è ritrovato solo contro
tutti a fronteggiare un fuoco di fila di
posizioni tutte uguali (Cisl e Uil hanno
firmato il Patto per l’Italia, patto voluto
dal governo) e tutte diverse dalle sue, in
un crescendo di toni culminato nelle
accuse di «falsità» rivolte dal viceministro
al leader di Corso d’Italia.
Così si sono capite subito due cose:
che nonostante in molti nella politica e
nel sindacato non si risparmino in nome
dell’unità tra le confederazioni, le
distanze di merito sono tali da far parlare,
al momento, di un obiettivo fallito;
inoltre, dopo ieri sera, solo i distratti
possono ancora pensare che il governo
abbia rinunciato a mettere nell’angolo
il maggiore sindacato che anche in occasione
dello sciopero di venerdì scorso
ha dimostrato la forza che ha.
Forse si è anche compreso perché
Sergio Cofferati più volte invitato alla
trasmissione avesse sempre garbatamente
rifiutato. Sarebbe stato stretto in
una morsa come ieri è avvenuto per
Epifani, il quale ci ha messo poco per
fiutare la «trappola» e rivolto a Baldassarri
che lo aveva accusato di dire il
falso sulle adesioni allo sciopero, sul fisco,
e sull’articolo 18 ha chiesto rispet-
to. «Io non dico falsità, dico quello che
penso su politiche che non condivido.
E si ricordi che lei rappresenta il governo
della Repubblica. Io non mi permetterei
mai di dire che lei è un bugiardo. E
pretendo lo stesso rispetto». Il viceministro
aveva esordito attaccando: «Ha
scioperato un milione di lavoratori su
venti, il 5% del totale e il 20% degli
iscritti alla Cgil che sono 5 milioni», ha
detto. «A queste affermazioni neanche
rispondo, si commentano da sole», ha
replicato Epifani.
Ma uno scontro c’era già stato, pochi
minuti prima, tra il leader Cgil, e
quello Cisl: oggetto, la riforma fiscale e
ancora lo sciopero. Epifani ha ricordato
che la riduzione della pressione fiscale
sarebbe dovuta partire dal primo gennaio
gennaio 2002, mentre il governo «l'
ha rinviata di un anno». Secca la replica
di Pezzotta: «Ma noi abbiamo portato il
governo a ridurre le tasse, e voi scioperate
perché il governo riduce le tasse...». E
poi, a proposito di unità: «Non si può
dire che si vuole l'unità sindacale e al
tempo stesso gridare nelle piazze che
abbiamo sbagliato tutto. È legittimo dirlo,
ma allora ci penso due volte prima
di parlare di unità». E sullo sciopero: «È
stata una rottura dell'unità sindacale».
Al segretario della Cgil il compito
di tenere a bada questo e quello mentre
sullo schermo apparivano slogan del tipo:
«Meno tasse per chi guadagna meno»,
tanto per essere imparziali. Subito
dopo nuovo scontro, questa volta sull’articolo
18: Epifani ha ribadisce che la
battaglia della Cgil è fatta per difendere
la dignità e i diritti dei lavoratori, «il
piccolo foro che fa crollare la diga dei
diritti è stato trovato», ha detto. Pezzotta,
Angeletti e il ministro Marzano, hanno
risposto all'unisono come a nessun
lavoratore sia stata tolta questa tutela e
che, anzi, il numero dei tutelati è addirittura
aumentato. «Non si toglie niente
a nessuno e si dà qualcosa a chi non
ce l'ha», ha detto il ministro; «Ora ci
sono cassa integrazione e indennità di
disoccupazione per lavoratori che prima
non l’avevano», ha aggiunto il segretario
Uil. «Ora stiamo esagerando - ha
sbottato Epifani- sembra che abbiate aumentato
i diritti dei lavoratori. Invece
quell'accordo li riduce, perché, per come
è scritto, si estende a tutti i lavoratori
delle nuove imprese». E a chi dice che
la Cgil è isolata, Epifani replica: «Siamo
soli, ma insieme a tanti: stiamo raggiungendo
le 5 milioni di firme contro il
Patto. Abbiamo ragione da vendere, e
non vedo perché dovremmo cambiare
linea».
C’è voluto il Mezzogiorno per poter
ascoltare toni più concilianti: con la
crisi della Fiat, il Sud è indicato tra i
temi su cui i sindacati possono trovare
convergenze. E, con i dovuti distinguo,
le analisi sulla realtà di oggi coincidono.
«È vero che ci sono risorse per il Sud
-ammette Pezzotta- ma sono spalmate
in un modo che non capiamo. Ed è
questo il problema, di rispettare quel
Patto per l'Italia che noi abbiamo firmato
e che prevedeva di incrementare i
fondi per il Sud. Lo esigiamo». Analisi
condivisa dalla Uil «ora dovremmo verificare
-dice Angeletti - come il governo
realizzerà gli impegni sottoscritti con il
Patto per l'Italia. La cosa paradossale
-ironizza- è che stiamo lavorando per le
imprese». E sulle risorse, e sulle norme,
conviene la Cgil. «Il governo -incalza
Epifani rivolgendosi a Marzano e a Baldassarri-
ha inspiegabilmente cancellato
delle leggi che funzionavano bene».
Convergenze, ma l’unità è lontana.