La struttura contrattuale - I suggerimenti della Ue portano a ridurre il peso degli accordi nazionali Aziende e singoli lavoratori i nuovi soggetti Li.P.
(DAL NOSTRO INVIATO)
TORINO - Decentramento e sussidiariet?, sono queste le parole chiave per adeguare la contrattazione alle sfide della globalizzazione e della competizione internazionale. Gli spunti di riflessione per rinnovare le relazioni industriali in ambito europeo arrivano da un Rapporto messo a punto dal Gruppo di alto livello creato dal vertice Ue di Lisbona. Un documento che verr? presentato alla Commissione Ue e che mette sul tavolo del dialogo sociale europeo la necessit? di dare un ruolo pi? forte alle relazioni industriali nel nuovo contesto di un'economia globalizzata e della conoscenza. Lo strumento innanzitutto ? quello della contrattazione collettiva, che ?rimane il principale strumento di composizione del conflitto? anche se da tempo ?? in atto una vigorosa spinta verso il decentramento degli assetti contrattuali?. Le ragioni sono quelle note della internazionalizzazione dei mercati che hanno spinto verso la diversificazione e verso il locale ?aumentando le pressioni sui datori di lavoro e sulle organizzazioni sindacali affinch? concludano accordi salariali in linea con le condizioni del mercato e del lavoro locale?. A presentare il documento ieri a Torino e a offrire spunti di ulteriori proposte ? stato Marco Biagi, docente di diritto del lavoro, membro del Gruppo di alto livello e consulente del ministero del Welfare. ?? noto - ha spiegato Biagi - che i maggiori competitori (gli Usa e l'Asia) si avvantaggiano di due fattori-chiave: sindacalizzazione scarsa ed esistenza di un unico livello contrattuale. Occorre quindi rivedere anche il sistema italiano, pur senza negare la specificit? del modello europeo volto a contemperare l'efficienza con la coesione sociale?. Per consentire alle imprese di competere al meglio ?si dovrebbe adottare come principio base quello della sussidiariet?. Ogni imprenditore, cio? - argomenta Biagi - dovrebbe poter trattare il livello considerato pi? opportuno ed adeguato tenuto conto dell'oggetto del negoziato?. In particolare Biagi avanza la proposta di passare dagli assetti contrattuali fissati dall'accordo di luglio a ?un modello basato su un unico livello di contrattazione, a scelta delle parti, e quindi ispirato a una logica di alternativit? tra contrattazione di primo e secondo livello?. In questo quadro, Biagi propone un modello di ?derogabilit? presidiata?, ossia una sperimentazione attraverso cui si consenta ?all'impresa di disapplicare il contratto di primo livello dove si raggiunga un accordo che disciplini tutte le materie regolate dall'accordo collettivo ?a meno che le parti non preferiscano rinviare al primo livello alcuni istituti limitandosi a negoziare solo su particolari questioni come l'orario e il salario?. Ma il contratto collettivo potrebbe anche trasformarsi nel tempo in una sorta di ?voluntary agreement, secondo una terminologia invalsa a livello comunitario, cio? un'intesa non con vincolativit? giuridica ma suscettibile di essere estesa a livello inferiore a seguito di atti volontariamente posti dalle parti?. Non gioca un ruolo secondario la recente riforma federale e quella che poi sar? l'effettiva distribuzione di Stato e Regioni in materia di lavoro. Le riforme istituzionali, insomma, potrebbero gi? dare sollecitazioni determinanti alle relazioni sociali e quindi anche alla contrattazione. Ma l'Europa offre altri elementi di riflessione, come il rapporto tra contrattazione collettiva ed intese individuali di lavoro. ?Nei Paesi Bassi e in Danimarca ? in via di sperimentazione un sistema che consente la convivenza delle due fonti contrattuali, secondo un modello definito "a scelta multipla". Sono cio? i singoli lavoratori a poter optare liberamente tra contrattazione collettiva ed intese individuali?.