15 ottobre 2002
La società s’adegua all’Antitrust
Autogrill:
addio Ristop
ROMA. Autogrill sceglie la linea morbida con l’Antitrust. E
fa dietrofront rispetto all’annunciata determinazione di ricorrere
al Tar contro le delibere con cui l’Autorità presieduta da
Giuseppe Tesauro ha bocciato l’acquisto di Ristop e ha aperto
un’istruttoria su una possibile intesa tra le due società per
"blindare" il mercato delle concessioni delle aree di servizio
autostradali.
«Abbiamo valutato che non valeva la pena percorrere la
strada dei ricorsi — spiega Livio Buttignol, a.d. di Autogrill
— perché trascinare questa vicenda con le azioni legali non
avrebbe giovato. Del resto, abbiamo ritenuto opportuno tenere
in considerazione le indicazioni che ci venivano dall’Antitrust».
La marcia indietro è stata formalizzata venerdì scorso
con un nuovo accordo raggiunto con Ristop per la risoluzione
del contratto di compravendita, che prevedeva due ipotesi,
entrambe bocciate dall’Antitrust: l’acquisto del 100% di Ristop
o in alternativa di una quota di minoranza. I due interlocutori
hanno anche raggiunto una transazione pari a 2,5 milioni
sulla caparra di 5 milioni (sui 34 complessivi concordati per
l’acquisto)già versata da Autogrill. La strategia più accomodante
non può non essere letta come un segnale di disponibilità
nei confronti di Tesauro che ora deve esprimersi sull’ipotesi di
intesa con Ristop, ma anche su un’altra istruttoria che grava su
Autostrade per aver messo Autogrill a conoscenza delle regole
sulle gare per le concessioni. «Forniremo all’Antitrust tutte
le spiegazioni per chiarire la nostra posizione e poi aspetteremo la decisione — replica Buttignol —.
Quanto all’istruttoria su Autostrade dovete chiedere a loro».
Nelle intenzioni di Autogrill l’operazione Ristop — che adesso
è libera di riaprire una trattativa di vendita con gli inglesi di
Compass —era finalizzata alla cessione a un "alleato" di punti
vendita per ridurre la quota del 72% di mercato oltre la quale
la società di ristorazione che fa capo a Edizione Holding non
poteva salire per vincoli Antitrust e a causa della quale era esclusa
da alcune delle gare per le aree di servizio. «Saremo costretti a
scendere per forza sotto quella soglia — spiega Buttignol — visto
che non vinceremo tutte le gare e siamo esclusi dalle aree di nuova costruzione.
Ma da studi effettuati risulta che, a fronte di una contrazione del
business per la perdita di concessioni, abbiamo ancora importanti
margini di crescita investendo sulla rete esistente ottimizzando
il servizio. La mancata acquisizione di Ristop, inoltre,
libera ora altri 34 milioni di euro». Questi si vanno ad aggiungere
ai 40 milioni all’anno che Autogrill già dedica a manutenzione
e sviluppo della rete di ristorazione autostradale. Il
cruccio di Buttignol resta il "nanismo" del mercato della
ristorazione a catena in Italia, che rappresenta solo il 3,9%
(1,4% la quota di Autogrill) di un mercato totale che fattura 47
miliardi di euro, contro soglie superiori al 10% in Francia,
Germania e Inghilterra. «All’estero i gruppi che ora vengono a
farci concorrenza attraverso le gare (Compass, Elior, Sodexho)
— spiega — sono cresciuti in virtù di concessioni a tempo
indeterminato e regole di mercato più flessibili. Credo sarebbe
giusto che ci fossero uguali condizioni in Europa: altrimenti
rischiamo di restare schiacciati». Peccato, però, che altrove
l’azionista di riferimento di chi fa ristorazione non sia lo stesso
della società che mette a gare le aree di servizio.
L.SER.