6 novembre 2002
Secondo l’Istat ad agosto il calo degli occupati nelle grandi imprese si è esteso al terziario: in un anno 7.600 lavoratori in meno
Anche i servizi perdono posti
Continua la flessione nell’industria (-3,3%) - Maroni: il dato non sorprende, nelle Pmi è positivo
(NOSTRO SERVIZIO)
ROMA. La caduta dell’occupazione nelle grandi imprese
adesso coinvolge anche i servizi. Secondo i dati diffusi ieri
dall’Istat, in agosto le industrie di maggiori dimensioni hanno
perso 26.700 posti di lavoro in un anno, con un calo del 3,3
per cento, mentre nei servizi la perdita è stata di 7.600 posti,
lo 0,7% su base annua. Il cocktail tra ristrutturazione e frenata
dell’economia è costato 33.800 posti di lavoro nelle grandi
imprese. Nel dettaglio, gli occupati delle imprese industriali
con oltre 500 addetti sono diminuiti del 3,5% su base annua,
ma la flessione subisce un appesantimento se valutata al netto
del ricorso alla cassa integrazione (-4,5%). La tendenza negativa
fa registrare un picco del 7,4% nel settore dell’energia
elettrica, gas e acqua e si riduce al 2,7% nell’industria
manifatturiera. Il calo segna un massimo del 6,9% per le
raffinerie di petrolio, del 4,1% per i mezzi di trasporto e del
3,6% per i metalli. L’incidenza delle ore straordinarie è salita
al 4,7 per cento ma è esploso il ricorso alla cassa integrazione
(+151,4%). Le retribuzioni lorde per dipendente sono cresciute
dell’1,1% mentre il costo del lavoro è aumentato dell’1,2%
(+3,2% nei primi otto mesi del 2002).
Per il ministro del Welfare, Roberto Maroni, il dato Istat
«pur essendo negativo non sorprende. Le grandi imprese —
ha detto Maroni —da tempo segnano il passo ma fortunatamente
per le piccole e medie imprese il dato sull’occupazione è positivo».
Parla invece di «un calo molto grave» il segretario della Cgil,
Guglielmo Epifani, «che conferma il rallentamento della nostra
economia. Altrettanto grave — continua Epifani — mi sembra il
forte aumento del ricorso alle ore di cassa integrazione».
Secondo il presidente di Confartigianato, Luciano Petracchi, «non
basta limitarsi a osservare con preoccupazione il consueto
calo di posti di lavoro nelle grandi imprese. L’alternativa
all’occupazione dipendente è rappresentata dal mettersi in proprio.
Ma nella legge Finanziaria non ci sono misure sufficienti
per sostenere la propensione imprenditoriale».
La tendenza negativa per l’occupazione nelle grandi imprese
dei servizi ad agosto ha causato un calo dello 0,2% rispetto
al dato di luglio, un calo che arriva allo 0,7% rispetto
all’agosto 2001, la flessione più alta di quest’anno. I 7.600
posti sono stati persi soprattutto nei trasporti, dal momento
che gli altri comparti hanno fatto segnare dinamiche di segno
positivo, con una crescita dell’occupazione che tocca il 4,2%
per il commercio, il 3,4% per le altre attività professionali e
imprenditoriali e il 2,6% per gli alberghi e i ristoranti.
In una nota Confcommercio sottolinea che «i dati sulle
grandi imprese sono un’ulteriore conferma delle difficoltà
nelle quali versa la nostra economia che rischia di passare da
una fase di stagnazione ad una di recessione. La situazione
rischia di peggiorare considerando anche il forte aumento
della cassa integrazione».
ELIO PAGNOTTA