venerdì 13 giugno 2003
A Bologna tolto dalla bacheca un articolo del nostro giornale che
descriveva le condizioni di lavoro nella catena di supermercati
All’Esselunga l’Unità non è amata
BOLOGNA Si chiama «lista pipì». Il dipendente che abbia l’umanissima
necessità di soddisfare il noto bisogno fisiologico deve mettere il suo
nome nell’elenco e attendere il suo turno, che può arrivare anche dopo
un’ora e mezza, ed è comunque condizionato dal numero di clienti presenti
alla cassa. All’Esselunga di Bologna (supermercati di Casalecchio
e via San Vitale)la fai così o non la fai, assicura Luca Taddia, funzionario
della Filcams-Cgil. E cita il caso di una cassiera che, a forza di tenerla,
avrebbe rimediato una fastidiosisima cistite. Non è solo per la «lista»
che i 200 dipendenti bolognesi di Esselunga hanno indetto di otto ore
di sciopero, da realizzare in pacchetti di due senza preavviso e con
volantinaggio davanti alle casse dei supermercati.
«Vogliamo lavorare in condizioni normali e sbloccare una trattativa
nazionale sull’integrativo che non va né avanti né indietro», spiega
Taddia. «A Bologna», aggiunge, «Esselunga è l’unica grande catena
distributiva dove per i dipendenti non c’è accordo intergrativo.
A dicembre i recuperi compensativi per le domeniche lavorate non
vengono segnati. La logica dell’azienda è che, se vuoi ,il recupero,
lo devi chiedere e forse ti verrà dato».
La Esselunga è un gigante della distribuzione, con tredicimila
dipendenti e 116 punti vendita, un fatturato di 3,7 miliardi di euro nel 2002.
È la prima azienda italiana nella grande distribuzione e la seconda in Europa
per vendite al metro quadro.
È’ un’impresa sana, da sempre in crescita, considerata un’autentico
gioiello del settore. Il capostipite, Bernardino Caprotti, è un sostenitore
fedelissimo di Berlusconi e con lui condivide la linea dura nelle relazioni
industriali.
La settimana scorsa il direttore del personale del supermercato di via San
Vitale ha staccato dalla bacheca sindacale un articolo de l’Unità
che descriveva le condizioni di lavoro alla Esselunga.
Dura la reazione dei delegati sindacali: diffida al dirigente con avvertimento
che, se ripetesse il gesto, si procederebbe contro l’azienda per atteggiamento
antisindacale. «L’articolo è stato rimesso in bacheca e mi dicono che
per adesso ha resistito», dice Taddia.
Tra le richieste sindacali dei dipendenti bolognesi c’è anche quella
della pausa retribuita di 15 minuti. «Le catene concorrenti l’hanno riconosciuta,
l’Esselunga no», dice Taddia.
«Il nostro è un mondo a parte e forse anche per questo c’è un turn
over così elevato. Che è un controsenso in un settore dove dipendenti
conosciuti contribuiscono alla fidelizzazione del cliente», spiega.