luned? 10 luglio 2006


    Pagina 17 - Interni


    CAMPIONI DEL MONDO

    ?Vittoria che aiuta l?unit? nazionale?
      Per Napolitano doccia tra gli atleti. E prima: non salteller? come Pertini
        orgoglio e identit? L'Italia ha conquistato una vittoria che d? un senso di orgoglio e di identit? nazionale: sono sentimenti fondamentali per tenere in piedi questo nostro Paese che ha tanti problemi
          DAL NOSTRO INVIATO
          CONCITA DE GREGORIO
            BERLINO - Ma certo che bisognava venire, fino all?ultimo rigore. Fino all?abbraccio con Angela Merkel e con Giovanna Melandri che salta avvolta nella bandiera e saltare un po? con lei come faceva Pertini, s?, alla fine s?: come Pertini nell?82 quando prese Juan Carlos per la giacca come fosse un ragazzino che quasi cascavano insieme. Certo che Napolitano doveva essere qui: un comunista nello stadio di Hitler. Una staffetta tra due epoche, un anziano signore diritto e austero sotto lo striscione che sopra il corridoio intitolato a Jesse Owens dice "questo ? il tempo dell?amicizia".

            Bisognava esserci perch? un secolo intero non ? passato invano, per vincere, perch? il calcio non ? solo loschi traffici, esserci per vedere questo strepitoso tramonto nel cielo rosa sopra Berlino, quello che c?era e quello che c??, i ragazzi in campo che corrono, i francesi e gli italiani mescolati nelle curve, i tedeschi che forse tifano Italia la Merkel di certo anche se non lo dice, si vede da come si muove da come bisbiglia nell?orecchio alla Melandri. L?anziano Samaranch e la giovane figlia di Clinton, i colori della pelle di Beckenbauer e di Kofi Annan, bisognava esserci per fare la ola insieme a tutto lo stadio e poi per togliersi la giacca, esultare in maniche di camicia, cercare con lo sguardo il figlio Giulio seduto due file pi? gi?, Giulio Napolitano che il giorno che rapirono Moro sua madre lo port? allo stadio a vedere la Lazio perch? "la vita per un bambino deve essere normale e il calcio ? la vita normale".

            Anche per questo, bisognava esserci: perch? esiste un calcio italiano "come dovrebbe essere", e "si respira una bella aria, qui". Fino all?ultimo rigore. Fino alla vittoria. "Sono scaramantico certo, sono napoletano ma non ho portato amuleti" aveva detto ridendo la mattina. Ha portato un?altra idea di Italia, una speranza. "C?? chi parla di amnistia, presidente, ha sentito?". "C?? libert? di parola". La giustizia far? il suo corso, "altri se ne occupano". Per? stasera che sera. Che cielo questo cielo. Che musica.

            Napolitano non ? un tifoso di calcio, ? venuto perch? Guido Rossi glielo ha chiesto e perch? Abete lo ha invitato. Perch? tutta questa orribile faccenda del calcio corrotto non ? tutto: "Ci sono lati oscuri, nel calcio italiano: se ne stanno occupando altri", dice la mattina mentre passa in rassegna la squadra e ride con Lippi, "bravo, vince chi ha fame ? proprio cos?". Non ? neppure Pertini, Napolitano. Il paragone incombe un po? per scaramanzia un po? perch? in effetti si sente il bisogno di questo: di un presidente diritto e schietto che aiuti a ritrovare l?orgoglio.

            Lui lo sa e per tutta la giornata palleggia con paragone, "non so se riuscir? a saltare come Pertini", "noi non giocheremo a carte al ritorno perch? siamo venuti in un aereo piccolo, comunque non ? vero come ho sentito dire che io gioco a bridge: anch?io gioco a scopone. Benino, non benissimo". A scopone come quella volta nell?82, Pertini Causio Zoff e Bearzot. Bisognava esserci a Berlino per soffrire del gol annullato, per sentire i cori e per cantarli anche un poco sottovoce, "la mia emozione ? contenuta ma intensa". Quanto grande? "Difficile quantificarla. Un milione, un miliardo...".

            In tribuna Angela Merkel spiega alla Melandri la politica di welfare della coalizione, Bill Clinton chiede di Prodi ("dov?? Romano?). Alla vigilia si diceva che sarebbe venuto anche Berlusconi, e invece no. Anche Mastella il ministro ? venuto da solo, di Ignazio la Russa e dei suoi venti ospiti non si vedono tracce; nel palco presidenziale un parterre imperiale di autorit? e celebrities da Kissinger a Chirac ("vinca il migliore"), dall?Emiro del Katar a Barroso, il presidente del Sudafrica Mbeki e i signori del Cio, Pel?, sua altezza reale di Malesia. Il cielo ? rosa, ? una sera che promette bei ricordi. La mattina al campo del Mommsenstadion Napolitano aveva detto "mi piace l?Italia pulita, degli ultimi due minuti". Ecco, facciamo anche dell?ultimo.

            Napolitano scherza con Cannavaro, sono napoletani di Fuorigrotta tutti e due, "Fuorigrotta ? stato il mio collegio elettorale, sa?". Sui fischi tedeschi, sulle parole dei francesi nessuna polemica: "Ciascuno ha il suo stile, il nostro ? pi? modesto".

            Prodi telefona mentre il presidente ? a pranzo in ambasciata, gli dice "Giorgio, allo stadio sei tutti noi". Napolitano scherza e racconta di quando il Napoli vinse lo scudetto e qualcuno port? uno striscione al cimitero: "Che vi siete persi…". La figlia dell?ambasciatore ? vestita di bianco rosso e verde. Fuori dall?ambasciata un?auto blu con bandiere di stato ha la foto di Buffon sul cofano. Poi le undici di sera, il dopo. I primi complimenti quelli di Chirac.
              Il bagno di aranciata negli spogliatoi, un pezzo di crostata, l?abbraccio infinito con Lippi. "Non tocca a me chiedergli di restare ma insomma…". Dall?altoparlante Funicul? Funicul?, Napolitano segna il ritmo con la testa, "dentro di me fate conto che ho saltato molto in alto". Come Pertini, anche di pi?. Si ? vinto in Germania, una cosa da non poterla immaginare. Nessuno ha pi? voglia di andare via da questo stadio che c?? passata dentro cos? tanta storia e ora questa: un comunista italiano presidente, un?Italia a testa alta che batte la Francia e trionfa a Berlino. Un?altra vita, un altro paese possibile.