MILANO - «Sballati e inattendibili». Lapidario il commento di Sergio Cofferati, leader della Cgil, su previsioni economiche del Governo, andamento dei conti pubblici e stime Istat sui risultati dell'Azienda Italia. «L'economia italiana va male e le parole tranquillizzanti spese in questi giorni - ha aggiunto - sono assolutamente fuori luogo. La politica economica di questo Governo è fallimentare». Preoccupati gli imprenditori. «È un segnale pericoloso che la crescita del nostro Pil risulti inferiore a quella degli altri Paesi europei. La situazione è resa ancora più grave dalla doppia forbice costituita dal decremento delle entrate e dall'aumento del debito pubblico» commenta il presidente di Confartigianato, Luciano Petracchi. «I dati Istat confermano la situazione di stallo che sta vivendo l'economia del Paese - sottolinea Andrea Riello, presidente di Ucimu-Sistemi per produrre - e devono essere incentivo per il rilancio delle grandi opere pubbliche, ferme da troppi anni. Il Governo in questo senso sembra aver imboccato la direzione giusta. È necessario trovare un volano per rilanciare l'economia e soltanto con gli investimenti nelle infrastrutture sarà possibile ridare fiducia ai privati: dagli investitori agli imprenditori ai singoli consumatori». I nodi da sciogliere restano quelli della domanda interna e della debolezza degli investimenti. «La conferma della fragilità della crescita italiana è arrivata puntuale - spiega Marco Venturi, presidente della Confesercenti - con la estrema debolezza di tutte le componenti della domanda, dai consumi, agli investimenti, alle esportazioni condizionate negativamente dall'attuale ciclo. Di fronte a tutto questo - aggiunge Venturi - occorre cercare una strada per ridare fiato ai consumi e far ripartire l'economia, invece di studiare tagli alla spesa, si pensa a misure tampone per arginare l'emorragia della finanza pubblica». «Il Governo - denuncia Venturi - ha pensato bene di abolire il credito d'imposta per i nuovi assunti nel Mezzogiorno, scoraggiando di fatto la creazione di nuovi posti di lavoro e aggiungendo una difficoltà in più all'economia meridionale e quindi a quella dell'intero Paese. A questo si è aggiunto il condono: invece di restituire i soldi alle imprese e alle famiglie italiane - conclude - si è messa a punto una nuova forma di drenaggio a loro carico».