11 settembre 2002
Cofferati
«Una politica fallimentare
ora lo sciopero generale»
MILANO Migliaia di delegati Cgil
hanno salutato al Palalido l’ultimo
attivo con Sergio Cofferati leader
Cgil, un’ovazione traboccante
di emozioni e volontà di inasprire
la lotta d’autunno che si annuncia
più dura del previsto, come ha detto
lo stesso Cofferati criticando il
governo «che ha sbagliato tutti i
conti», e le sue ipotesi di crescita
«si sono dimostrate del tutto inattendibili»
anche alla luce dei dati,
diffusi ieri da Bankitalia.
A sera ha partecipato alla festa
dell’Unità di Milano, e nel pomeriggio
si è soffermato accanto ad
un banchetto che raccoglie le firme:
«Siamo già a un milione», ha
annunciato al mattino tra gli applausi
commentando il buon andamento
della campagna per i diritti,
il cui abbattimento «rientra
nella competizione bassa di Confindustria,
su cui si attesta il governo,
di tagliare i costi, ed anche i
diritti hanno un costo, così come
le tutele, la sanità, la scuola». Ieri
in tutte le scuole lombarde i docenti
hanno aderito in massa allo
sciopero di un’ora di Cgil-Cisl-Uil
contro i tagli di organici della Moratti.
Infine le pensioni: «Dicono
che le pensioni non saranno toccate
ma la delega, di cui nessuno
parla, con la decontribuzione è un
attacco alla previdenza dei giovani
dei pensionati di oggi, è un attacco
al sistema previdenziale». Questo
modello competitivo - ha spiegato
Cofferati - ha bisogno di una
società autoritaria, esigenza cui risponde
il governo, come dimostra
la «orribile legge Bossi-Fini» che
nega il diritto di cittadinanza agli
immigrati, ma anche con provvedimenti
contro la libertà di informazione.
A tal proposito il leader Cgil
ha denunciato come i telegiornali
stiano oscurando la Cgil per il suo
dissenspo rispetto al governo.
Contro la limitazioni dei diritti,
che investono anche la giustizia, è
giusto protestare nei movimenti, e
«come cittadino» Cofferati sarà in
piazza il 14 settembre. Forte critica
al decreto che assegna i poteri a
Tremonti in materia di controllo
della spesa pubblica: «Non so se
rispetta la costituzionalità, ma in
quanto discrezionalità è destinato
ad alterare i rapporti all'interno
del governo e con il parlamento».
Per tutti questi motivi è giusto
lo sciopero generale di ottobre, anche
contro il patto per l’Italia «che
abbiamo fatto bene a non firmare»,
e per la pace: «Assecondare la
sciagurata idea dell'uso della guerra
come regolatore delle ingiustizie
del mondo è inaccettabile».
g.lac.