 |
domenica 17 settembre 2006
Pagina 7 - Primo Piano
LE STRATEGIE - CON IL CAMBIO DELLA GUARDIA IL NUOVO PRESIDENTE SAR? CHIAMATO A RISOLVERE UNA VOLTA PER TUTTE IL NODO DEL MAXINDEBITAMENTO
Il piano di Rossi Vendere Tim e fare pace col governo
il caso FRANCESCO MANACORDA
L’ex presidente che si concede scravattato alle telecamere in una significativa passeggiata con la moglie Afef e i figli nel cuore di Milano e parlando con gli amici assicura: ?Sono sereno, sono molto tranquillo?. In serata andr? a vedere la partita dell’Inter. Il neopresidente chiuso invece in casa, tra i telefoni impazziti e i primi contatti con i collaboratori. Nel ?day after? del terremoto al vertice Telecom ? inutile aspettarsi colpi di scena dalla staffetta tra Marco Tronchetti Provera e Guido Rossi. Il mercato, del resto, di emozioni ne ha gi? avute abbastanza nelle ultime ore con le dimissioni-lampo di Tronchetti: nel primo pomeriggio di venerd? ha comunicato la sua decisione ai pi? stretti collaboratori e al socio in Olimpia Gilberto Benetton, alle dieci e mezzo di sera la notizia dell’uscita dalla carica di presidente e dal consiglio Telecom era ufficiale.
I messaggi che arrivano in queste ore dalla Telecom e che lo stesso professor Rossi, nella sua nuova veste, sottoscrive sono sostanzialmente due: in primo luogo Tronchetti Provera ha deciso il suo passo indietro - ?un arrocco?, lo definiscono gli osservatori meno benevoli - nella convinzione che la mossa fosse necessaria per separare i suoi destini, ormai in collisione frontale con quelli del premier Romano Prodi, dalle sorti della stessa Telecom; inoltre, anche dopo le dimissioni-choc del presidente, l’inversione di marcia sulle strategie approvata luned? dal consiglio resta immutata: si proceder? allo scorporo della rete fissa e a quello della telefonia mobile e si cercher? poi - come ? sottinteso in quelle decisioni anche se non dichiarato esplicitamente - di trovare un acquirente o un socio di gran peso per la rinata Tim.
Dunque, mentre la gestione operativa resta nelle mani - rafforzate - del vicepresidente Carlo Buora e dell’Ad Riccardo Ruggiero, a Rossi spetteranno, come si addice al suo molteplice profilo, molteplici ruoli. Capire quali non ? complicato: Rossi ? una garanzia per tutti i soci, non solo quelli di maggioranza, e allo stesso tempo pu? garantire al meglio la societ? nei rapporti con le autorit? di controllo. E’ un ottimo ambasciatore - pi? con i ds che con il Professore, con il quale peraltro gli alleati di governo sono non poco infuriati - per cercare di risanare i rapporti del gruppo con l’esecutivo. Ma se il professore-presidente ? di sicuro un uomo di garanzia, il suo arrivo al vertice Telecom pu? essere letto anche come quello di una figura chiamata a reggere situazioni di emergenza - il caso Ferfin insegna - grazie a una rete di rapporti di reciproca fiducia che va dalle grandi banche alla Procura di Milano. Significa dunque che l’uscita di scena di Tronchetti ? legata anche alle preoccupazioni del mondo bancario, il quale in virt? di un triplice ruolo - azionista ancora per qualche settimana di Olimpia, depositario di una buona parte delle azioni Telecom date in pegno dalla stessa Olimpia e creditore del gruppo - nutre forti preoccupazioni? C’? chi lo crede, ma al momento mancano elementi che dimostrino questa tesi. Anzi, tra le interpretazioni pi? accreditate c’? quella che il brusco addio di Tronchetti a Telecom non sia tanto e solo una mossa successiva allo scontro cui si ? assistito in questi giorni tra l’imprenditore e Prodi, quanto una mossa preventiva, tesa a evitare danni peggiori per il gruppo se lo scontro dovesse salire ancora di tono.
Tronchetti adesso ? fuori da Telecom ma comunque saldamente alla presidenza di Olimpia - la scatola che controlla assieme ai Benetton che ne hanno il 20% - e a quella della sovrastante Pirelli. Non pi? impegnato nel gruppo telefonico, insomma, ma a tutti gli effetti ancora azionista di controllo. Una situazione destinata a mutare? In piazza Affari alcuni cominciano a pensarlo: proprio alla luce delle dimissioni del presidente si pensa a qualche movimento in Olimpia. L?, per il 4 ottobre, le banche applicheranno la loro opzione ?put? che costringer? Pirelli ad acquistare le loro azioni, salendo cos? all’80%. Adesso l’ipotesi di una diluizione di Pirelli e dell’ingresso di altri soci, magari con una crescita dei Benetton, viene guardata con attenzione. Qualche segnale si avr? anche domani, con l’apertura dei mercati. Anche sulla nuova strategia approvata da Telecom luned? scorso, restano aperte alcune questioni. In primo luogo quelle relative allo scorporo della rete e della telefonia mobile. Se la vendita della rete sembra essere una priorit? di altri soggetti - si veda l’ormai celebre piano-Rovati - e non dell’azienda, la cessione dei telefonini, prima in Brasile e poi in Italia, ? senza dubbio nei piani del gruppo. Ma chi sar? disposto a sborsare anche una parte dei 35-40 miliardi che secondo Telecom sono il valore pieno dei telefonini, quando oggi con una decina di miliardi di euro ci si compra il 25% dell’intera Telecom, seppur accollandosi anche la quota-parte dei 43 miliardi di debito? i banchieri d’affari, insomma, sono gi? al lavoro sulle possibili soluzioni, che siano finanziariamente e politicamente - cosa a questo punto pi? difficile - accettabili. Sui progetti che Telecom ha annunciato luned? anche il neopresidente Rossi ha sue precise convinzioni. Quali? In sostanza che da parte del gruppo non si sia riusciti a perseguire la convergenza tra telefonia fissa e mobile - come ha denunciato Tronchetti - per un atteggiamento troppo rigido del governo e delle autorit? di settore. Di fronte a questo atteggiamento, il professore comprende e sostiene in pieno la decisione di cambiare strategia aziendale con lo scorporo e la futura vendita dei telefonini, sebbene il rigurgito neo-statalista del governo Prodi lo preoccupi non poco.
|
 |