ma le imprese stanno resistendo Marco Zatterin IL quadro è complesso, non disperato. «E' vero», dice Pietro Modiano, l'economia italiana attraversa una fase di difficoltà «eccezionale ed inedita», eppure «bisognerebbe usare con cautela i termini declino e recessione». La produzione industriale ferma da quattro anni non cancella gli «evidenti segnali di resistenza delle imprese all'avanzare della crisi». La domanda è ferma, «c'è una palese sindrome della quarta settimana per i consumatori» e un peggioramento della produttività «che forse è il singolo maggior problema del sistema». Ora come ora, «si rischia di finire in un circolo vizioso». Attenzione, però: c'è ancora tempo, assicura il banchiere, per evitare il peggio. Dove nascono queste difficoltà? Qual è la ricetta? «Gli strumenti a disposizione sono pochi, ma l'obiettivo deve essere lo stimolo e il sostegno della domanda e delle imprese. I sindacati stanno facendo bene il loro mestiere e la Confindustria riesce nell'intento di rappresentare l'intero sistema delle aziende. Credo che questo Paese abbia necessariamente bisogno di una maggiore concorrenza e di un'apertura all'Europa. L'offensiva contro la moneta unica è, anche da questo punto di vista, il frutto di una scarsa conoscenza delle cose». Senza una ripresa dei consumi, però, non si va lontano. Disarticolati? «C'è chi fatica ad arrivare alla fine del mese e chi se la cava bene. I consumi alimentari sono scesi per la prima volta nel 2004, anche se di una frazione. Per contro, quelli di beni durevoli sono cresciuti dell'otto per cento. E' il divario sociale che si amplia. E' il risultato della crescita mancata. Quando l'economia tira, tutto il sistema ne gode i benefici. Se al contrario avanza poco o per nulla, per chi è ai limiti c'è ogni giorno il pericolo di andare sotto. E' per questo che dico che la società si disarticola». Meno male che il risparmio tiene... Lei non è pessimista sul futuro. Come mai? «Perché le imprese, pur non godendo di buona salute, resistono. I margini operativi sui fatturati stanno scendendo, ma nella media sono più alti rispetto a dieci anni fa. E gli oneri finanziari, che allora consumavano l'80% dei margini, oggi ne assorbono meno del 50. Ancora: controllo ogni settimana il numero delle posizioni che vanno in incaglio e non trovo segni di aumento; vuol dire che le imprese non chiudono. Infine c'è l'export. In quantità le vendite all'estero sono scese moltissimo, ma in valore, a prezzi correnti, le nostre quote di mercato sono stabili da tre anni. Nonostante la Cina e nonostante il calo della produttività. E' un segnale evidente del fatto che c'è chi, nel sistema, ha creato un argine alla crisi». Le banche fanno il loro lavoro? C'è concorrenza nel credito? «Sul fronte delle imprese, sì, ce n'è molta. Su quello delle famiglie si può migliorare». Non crede che dobbiate diventare più internazionali? Abbiamo i numeri per farlo? |
"StatoLiquido" P.Modiano: la produttività è in crisi
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021