mercoledì 7 settembre 2005


    COMMENTI E INCHIESTE - pagina 8

    SINDACATI / 2

    I contratti aspettano
      Tornano in auge i contratti pubblici mentre si dovrebbe parlare di più di quello dei meccanici.

      Le condizioni di competitività del settore non consentono di coprire il gap tra richieste sindacali e controfferta delle aziende. Fim, Fiom e Uilm che hanno, per necessità unitarie, assemblato una piattaforma rivendicativa fatta semplicemente sommando le richieste di ciascuna sigla, ora devono farsi carico della sproporzione tra il desiderabile e l'ottenibile.

      E piuttosto che prenderne atto Cgil, Cisl e Uil premono sul Governo affinchè, ancora una volta, avalli una stagione di contrattazione fuori dalle regole per il pubblico impiego già interessato a dinamiche retributive più che doppie rispetto all'inflazione di riferimento. La tattica è chiara: creare il precedente degli statali e farlo diventare il benchmark di riferimento per i contratti privati. E, nel complesso, sono alcune decine i contratti in attesa di rinnovo.

      Se così fosse, questo atteggiamento svuoterebbe di senso l'eventuale discussione tra i sindacati sulla riforma della contrattazione che punta a creare nuovi meccanismi di valutazione distribuzione della produttività, unico vero " bene" cui una contrattazione moderna deve fare riferimento. Il dialogo è ripartito proprio ieri: se son rose fioriranno. Ma se si deve stare all'oggi sul proscenio ci sono solo i vecchi trucchi dei contratti degli statali.
        Sarebbe il caso che Cgil, Cisl e Uil— già che tornano a parlarsi— ragionassero anche sulla variabile tempo: i contratti del pubblico impiego sono in ritardo di quasi tre anni e si accavallano di tornata in tornata; il contratto dei meccanici è in fase di stallo da un anno. Si tratta, da un lato, della conseguenza di visioni strategiche diverse tra Cgil, Cisl e Uil e anche della distanza causata tra imprese e sindacti dalla sproporzione delle rivendicazioni. Prenderne atto farebbe accelerare i tempi delle trattative. Al sindacato conviene: l'allungamento dei tempi non è mai un vantaggio per i lavoratori.