domenica 21 gennaio 2007

    Pagina 15 - Economia
      LA POLEMICA

      Cgil, Cisl e Uil contro Nicolais. Poi la precisazione del ministro: "Materia affidata alla contrattazione"

      Ma sugli statali è subito scontro
      "No alla mobilità automatica"

      Si discute anche
      sull´organismo
      che dovrà valutare
      la qualità dei servizi
      e del lavoro pubblico

      ROMA - Spostarsi va bene, ma non troppo: nulla dovrà avvenire senza l´assenso dei sindacati. E´ bastato accennare ad un certo «automatismo» sulla mobilità da introdurre nel settore statale perché - il giorno dopo la firma di un accordo con il governo proprio su quel tema - tutto rischiasse di andare a gamba all´aria. Poi il ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais ha fatto una precisazione rassicurando le parti e l´allarme è cessato, ma l´argomento - si è capito - è tutt´altro che scontato.

      Ad innescare la polemica fra governo e sindacati era stato, ieri, proprio un annuncio di Nicolais che, in un´intervista al Corriere della Sera ricordava come la mobilità degli statali non potesse essere solo volontaria, visto che, in caso di riorganizzazione, lo spostamento dei dipendenti - fatto salvo il rispetto di regole concordate nel contratto - «potrà avvenire in modo automatico, senza chiedere il permesso a nessuno».

      Una frase che aveva subito suscitato l´immediata reazione della Cgil, firmataria con Uil e Cisl del memorandum su mobilità. «Apprendo dalla stampa - aveva detto infatti Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica-Cgil - che la vera innovazione contenuta nell´accordo sottoscritto tra le organizzazioni sindacali e il governo sulla riorganizzazione del lavoro pubblico sarebbe quella in base alla quale decisioni inerenti i lavoratori saranno assunte anche senza l´ok dei sindacati e che l´accordo prevederebbe inoltre la creazione di fantomatiche commissioni miste tra le amministrazioni, i sindacati e i cittadini. Queste affermazioni attribuite al governo, se fossero vere, sarebbero estremamente gravi». «Spero di aver capito male - aveva commentato Podda - ma se così non fosse, ciò comporterebbe la bocciatura dell´intesa, il ritiro della firma dalla stessa e l´avvio di un conflitto disastroso per le riforme e la riorganizzazione delle funzioni pubbliche».

      In altre parole il messaggio era chiaro: il governo non pensi di cambiare la burocrazia lasciando fuori dalla porta il sindacato. A gettare acqua sul fuoco ci aveva pensato subito Sergio D´Antoni, ex leader della Cisl, oggi viceministro allo Sviluppo economico: «Questi processi si fanno con il consenso, gli annunci roboanti e astratti servono a ben poco» aveva commentato.

      E poco dopo ecco la precisazione dello stesso Nicolais: «La mobilità dei dipendenti pubblici sarà concordata con i sindacati attraverso i contratti - ha rassicurato il ministro - I criteri e le modalità saranno oggetto di contrattazione collettiva. La mobilità, in ogni caso, potrà essere, dove se ne presenti la necessità, conseguenza di processi di riorganizzazione o di trasferimento di competenze da una amministrazione ad un´altra. I criteri e le modalità saranno oggetto di contrattazione collettiva, una volta definiti è chiaro poi che l´applicazione concreta sarà un atto gestionale». Una rassicurazione anche ai precari: «entro l´anno - ha promesso il ministro Nicolais - ne saranno assunti 9 mila fra quelli che hanno fatto il concorso e lavorano da almeno tre anni».

      Da Hammamet, dove si erano recati per commemorare Bettino Craxi, arrivavano intanto anche le garanzie dei due leader di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti: «Il ministro Nicolais è un galantuomo e ha confermato tutto il valore della contrattazione che solo confusionari o mestatori possono mettere in discussione».

      Per il momento , dunque, la palla torna al centro, ma considerata la protesta già manifestata dai dirigenti pubblici - che contestano soprattutto l´intenzione del governo di ridurne il numero - , il dibattito che sta nascendo attorno alla opportunità o meno di istituire una Authority che valuti il lavoro dei dipendenti pubblici e la polemica di ieri sulla mobilità, la riforma del settore sembra tutta in salita.