Sulle pensioni Bruxelles fa il tifo per Roma. Spinge, e torna a chiedere un intervento urgente. «Una delle principali sfide che il governo deve affrontare nelle prossime settimane - spiega da Lubiana il commissario agli Affari monetari Joaquin Almunia - è come affrontare la riforma delle pensioni. Prodi e Padoa-Schioppa sanno perfettamente che possono contare su tutto il nostro sostegno per questo proposito che è necessario ma difficile. C’è un impegno a negoziare con le parti sociali la riforma del sistema previdenziale - ha aggiunto -. Ed io sono sicuro che il governo italiano rispetterà questo impegno». Quando i cronisti riportano queste frasi a Romano Prodi, anche lui presente alla cerimonia per l’ingresso della Slovenia nell’euro, il premier sorride ma non nasconde una certa irritazione: «Sulle pensioni sappiamo benissimo cosa fare». Duro, invece, il presidente della Camera: «C’è l’Unione europea, ma anche Mirafiori. Non è possibile che solo dopo un mese ci dimentichiamo delle critiche dei lavoratori di Mirafiori - dichiara Fausto Bertinotti al Tg1 -. Le pensioni come ogni altra cosa, devono essere guardate dal punto di vista della valorizzazione del contributo dei lavoratori e delle lavoratrici». Quindi, ricorda il discorso di fine anno del presidente della Repubblica Napolitano, e poi lancia il suo monito: «Penalizzare gli operai? Inammissibile, in ogni caso».
Prima dell’apparizione tv di Bertinotti era stata tutta l’ala sinistra maggioranza a mostrare irritazione per le parole del commissario spagnolo. Perfetta la sintonia coi sindacati. «Almunia travalica le competenze della Commissione» protesta il capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore. «Gioca per i fondi pensione aperti gestiti dalle banche» aggiunge il responsabile lavoro del partito, Maurizio Zipponi. «Almunia fa la sua parte - sostiene il sottosegretario all’Economia Paolo Cento dei Verdi -. Ma l’Italia non ha bisogno di sollecitazioni». Cgil, Cisl e Uil concordano: «I richiami Ue non servono».
L’opposizione coglie la palla al balzo. «Prodi è nervoso - sottolinea Isabella Bertolini di Forza Italia -. La replica stizzita ad Almunia è la prova provata della totale paralisi del governo. Riesce solo a litigare, non farà riforme». E per Adolfo Urso di An «Almunia resterà deluso: Prodi tira a campare».
Inutile dire che, nonostante Caserta, anche nella maggioranza il dibattito resta accesso. «Non è possibile eludere ancora il tema delle pensioni affidandosi a un rinvio dopo l’altro. Questo è un banco di prova del riformismo» avverte il segretario dello Sdi Enrico Boselli. Il leader dei ds Piero Fassino, ospite del salotto tv di «Porta a porta», spiega invece che l’incontro di Caserta ha riempito di contenuti la cosiddetta «fase due» del governo. Quanto alle pensioni, partirà il confronto coi sindacati e si cercherà di trovare una soluzione per superare lo scalone del 2008 che lui vorrebbe superare «con gradualità» grazie «ad una serie di scalini».
La macchina, dunque, è avviata. Oggi la prima scadenza ufficiale col seminario dei gruppi parlamentari dell’Ulivo che si annuncia subito «vivace». «Sul tema della previdenza non si può seguire solo la logica del rinvio - sostiene il capogruppo alla Camera Dario Franceschini - ma si deve avere il coraggio di affrontare un tema che riguarda il futuro di intere generazioni». «Le nostre priorità? Precari e rivalutazione delle pensioni più basse - ricorda Tiziano Treu -. Lo scalone va modificato, ma non possiamo certo permetterci di dare soldi a quelli che oggi hanno 57 anni». Giovedì toccherà poi a Rifondazione presentare la sue proposte, mentre nel tardo pomeriggio dello stesso giorno Cgil, Cisl e Uil riuniranno le segreterie unitarie. La situazione resta molto complessa, per questo a palazzo Chigi c’è chi pensa di istituire due tavoli di confronto: uno con le parti sociali e l’altro coi partiti di maggioranza. Il primo incontro coi sindacati, impegni internazionali di Damiano permettendo, si potrebbe tenere già questo fine settimana.