12 febbraio 2003
È possibile ricomporre l’unità perduta? Qualcuno pensa di sì, come
Damiano e Faccinetto che nel loro libro parlano di «sfida difficile»
ma intanto, guardando al passato, avanzano alcune proposte
Quando i sindacati erano uniti
BRUNO UGOLINI
C’era una volta l’unità sindacale.
Ha dominato l’appassionante
stagione di oltre
trenta anni fa. Era una sfida che
allora sembrava impossibile, visto
che si usciva dai terribili anni cinquanta.
È stato un impegno lungo e
duro, annidato dapprima tra i metalmeccanici,
con Trentin, Carniti e
Benvenuto, seguito da migliaia di
delegati conquistati da quella scommessa
vincente che via via contaminava
altri settori del mondo del lavoro.
Oggi viviamo un’altra stagione
e quell’epoca sembra lontana,
persa. Oggi i metalmeccanici si presentano
davanti agli imprenditori
con tre piattaforme diverse, con alle
spalle accordi separati. Eppure c'è
chi non si rassegna e cerca, indaga,
ripropone l’obiettivo unitario. È
l’assillo che percorre le centosettanta
pagine del volume edito dall’Ediesse,
con il titolo che, appunto,
indica «La difficile sfida, il sindacato
e il nodo dell’unità». Gli autori
hanno ruoli diversi nella vita d’ogni
giorno. Uno è Cessare Damiano,
per lunghi anni dirigente della
Fiom prima a Torino poi a Roma,
oggi responsabile nei Diesse per i
problemi del lavoro. L’altro è un’autorevole
firma di questo giornale,
Angelo Faccinetto, attento osservatore
delle vicende economico sindacali.
Non deve essere stata facile la
costruzione del volume, una specie
d’elaborazione «in progress» che
con il passare del tempo continuava
a mutare, passando da fasi di ripresa
unitaria (gli anni Novanta, gli
anni del centrosinistra), alle drammatiche
rotture negli anni del centrodestra.
Una storia infinita e non
finita. Una fatica improba, immaginiamo,
quasi paragonabile (ci si perdoni
l’ardito accostamento) alle
manzoniane riscritture dei «Promessi
Sposi». Merito dell’opera è
quello di ripercorrere storia e analisi
nelle diverse fasi. Una mappa per
il futuro, per chi voglia ripensare
un cammino unitario, senza chiudere
gli occhi, guardando in faccia difficoltà
ed ostacoli incontrati, i rimedi
possibili. Senza concessioni alla
retorica, ma con una puntigliosa disamina
di quella corposa matassa
intrecciata che ha fatto da sfondo al
dialogo, mancato o meno, tra le
Confederazioni sindacali. Il tema
dei diritti, ma anche quello degli
orari, della politica industriale, del
welfare, della concertazione, della
flessibilità. L’intento, come spiega
Mimmo Carrieri, nella prefazione,
è quello di ricercare un equilibrio
efficace tra lavoro e modernizzazione.
Una formula a cui spesso si ricorre
nella polemica a sinistra e che
personalmente non mi convince
perché sotto quel termine «modernizzazione»
si nascondono ipotesi
diverse e spesso contrastanti. C’è,
spesso, ad esempio in casa della
Confindustria, chi considera «moderno»
lasciare i lavoratori cosiddetti
«atipici» senza diritti e tutele, considerando
tutto ciò un bagaglio ingombrante,
un insieme di «lacci e
laccioli» semmai da ridimensionare
ulteriormente. È del resto, questa
delle trasformazioni del lavoro, una
delle parti più interessanti del volume
in oggetto, aperta a proposte e
interrogativi. È una materia sulla
quale la discussione, nel centrosinistra
in generale e tra sindacati, non
è conclusa. Tra chi, ad esempio,
considera i nuovi lavori, la miriade
di nuove forme contrattuali, figlie,
appunto, di un’inesorabile modernità,
collegata ad un impetuoso sviluppo
tecnologico e ad un nuovo
modo di produrre, bisognoso di
una ricostruzione di particolari diritti
e tutele e chi immagina semplicemente
una lunga marcia per far
ritornare queste nuove identità lavorative
nel mondo del lavoro tradizionale.
Una disputa che potrebbe
finalmente avere una risposta, almeno
parzialmente definitiva, nella
conferenza programmatica annunciata
per marzo, già anticipata da
un documento sul lavoro reso noto
dalla Commissione per il progetto
presieduta da Bruno Trentin.
E questo libro può essere un utile
contributo a quell’appuntamento.
Anche perché alle analisi coniuga
proposte. Come quando ripropone
il tema della rappresentanza e di
una rivisitazione del modello contrattuale.
Due temi centrali. Bastano
a dirlo due dati. Esistono oggi
102 sigle sindacali e 370 contratti. È
stato un errore del centrosinistra
non aver portato a termine quella
legge che porta il nome del deputato
Pietro Gasperoni: sarebbe potuta
risultare un deterrente nei confronti
degli accordi separati futuri. Sullo
stesso modello contrattuale forse sarebbe
stata opportuno un impegno
maggiore confederale. Ora riemergono
tra Cgil, Cisl e Uil, dissensi e
anche convergenze, come dimostra
l’inchiesta ospitata dal sito «www.
eguaglianzaeliberta.it» (un’iniziativa
di Carniti, Lettieri, Benvenuto).
Il volume di Damiano-Faccinetto
accenna, tra l’altro, ad esperienze
già fatte, come le contrattazioni territoriali
operate dai tessili. L’idea è
quella, in ogni modo, di una specializzazione
dei diversi livelli e di una
rivisitazione delle cadenze ora biennali
e quadriennali. Un adeguamento,
insomma, e non una distruzione
- come vorrebbero in sostanza governo
e Confindustria - dell’intesa
del 1993. Un libro, in definitiva, che
riprende i temi del lavoro oggi. Ha
molta ragione Mimmo Carrieri, nella
prefazione, quando scrive che
«una sinistra che perdesse di vista le
sue ragioni lavoriste e non sapesse
rielaborarle nelle condizioni mutate,
difficilmente potrebbe aspirare
ad allargare i suoi consensi». È il
punto politico di fondo. È inutile
chiudere gli occhi. Quello che un
po’ volgarmente hanno chiamato
«cofferatismo», l’impegno spesso diretto
della Cgil nell’agone politico,
con tutte le possibili remore su tale
ruolo, magari spesso solo difensivo,
di fronte ad un attacco senza precedenti,
ha avuto una sua origine proprio
dal sospetto, sovente giustificato,
di un appannamento di quell’impegno
a sinistra. Qui stanno le radici
di uno scontro non facile. È l’unica
risposta in avanti può derivare
proprio da un chiarimento complessivo,
dalla discussione e approvazione
di un progetto, di un nuovo contratto
sociale per questo Paese che
ridia forza e identità a quanti nella
sinistra continuano a credere.
Il libro di Cesare Damiano e Angelo
Faccinetto verrà presentato oggi a Roma
da Piero Fassino, Guglielmo Epifani
e Mimmo Carrieri (ore 17, Palazzetto
delle Carte Geografiche, via Napoli 36)