Pagina 21 - Economia e imprese Intervista Ratan Tata- Le strategie del grande gruppo indiano «Valuteremo le strutture ricettive: posibili investimenti in Sicilia e Capri» Prima l'accordo con Fiat, che coinvolge l'India ma anche il Sudamerica, poi la joint-venture con Poltrona Frau, e presto anche un piede nel turismo. C'è un filo che lega Tata, il colosso dell'industria indiana da 22 miliardi di dollari, al nostro Paese. Ed è rosso, come la Ferrari dove lavorano gli indiani di Tata Consulting Services. «Luca di Montezemolo prima di tutto è un amico, con cui condivido la passione per l'arte e il gusto per le cose belle», tiene a sottolineare Ratan Tata, attuale presidente del gruppo ed erede della più influente dinastia imprenditoriale dell'India dalla fine dell'800 a oggi. Ieri era a Maranello, per il Cda della Fiat di cui è consigliere internazionale. Ospite, per l'appunto, di Montezemolo. «È stato lui – racconta – a consigliarmi di prendere in considerazione il settore italiano del turismo. Penso alla Sicilia, ma anche a Capri: invierò in Italia i miei esperti a studiare gli hotel». Settant'anni il prossimo dicembre, Ratan Tata crede nel destino. Suo zio era un buon amico di Gianni Agnelli, ma lui e il presidente della Ferrari si sono incontrati solo quattro anni fa a New Delhi: una fortuna che l'allora ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, fosse in ritardo, così hanno colto l'occasione per conoscersi meglio. Lì sono nate le basi dell'accordo con Fiat, che a detta di entrambi è solo agli inizi. E anche della più recente intesa con Poltrona Frau, controllata dal fondo Charme della famiglia Montezemolo. Mister Tata, l'arredamento di fascia alta non è tra i core business del gruppo che lei presiede. La joint-venture con Poltrona Frau segna dunque il vostro ingresso nel mercato dei beni di lusso? Quali sono i mercati esteri più strategici per Tata? Non ha menzionato la Cina... L'India, che è un Paese focus per la politica estera economica italiana, sarà in grado di mantenere un tasso di crescita come quello attuale, che supera il 9%? E poi ci sono le riforme sociali. Il sistema rigido delle caste, per esempio, continua a essere d'ostacolo a uno sviluppo più equo del Paese... Tata nacque nel 1868 come piccolo stabilimento tessile e oggi è un colosso industriale che fa partnership e acquisizioni in giro per il mondo, ma che resta indissolubilmente legato alla dinastia familiare. Considera Tata un gruppo indiano o globale? Nel passato siamo stati indiani, ma globale è una parola troppo pomposa. È di chi sostiene di essere presente in tutto il mondo. Preferisco dire che lavoriamo per essere internazionali. Anche il nostro top management sta diventando più internazionale. E il suo successore alla presidenza del gruppo? Anche lui sarà straniero? |
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"Intervista" Hotel italiani nel futuro di Tata
di Admin
mercoledì 27 ottobre 2021