sabato 28 luglio 2007

    Pagina 2 - Economia

    L´Intervista
      Il ministro Cesare Damiano: si fa una battaglia politica sulla legge Biagi, ma non si riconosce la portata delle novità
        «Quell´intesa è una sfida al precariato
        stravolgerla sarebbe inammissibile»

          ROMA - Su welfare e precariato, dice, «il governo ha già fatto moltissimo». Per Cesare Damiano, ministro del Lavoro, durante il primo anno di legislatura «è stato messo in piedi un disegno organico che estende le tutele e che cambierà il meccanismo delle assunzioni a vantaggio della stabilità». Forse - commenta - «non abbiamo saputo comunicare i risultati raggiunti e i cittadini non hanno ancora percepito la portata del cambiamento».
        Ministro, a protestare è stata però anche una parte del governo stesso. Come spiega questo fatto?

        «La battaglia politica è lecita, il disconoscimento di quanto già prodotto no. Non credo che leader politici e ministri non conoscano quanto di buono abbia già fatto il loro esecutivo».

        Allora, secondo lei, cosa ha prodotto di buono il governo?
          «Prima di tutto, segnando una netta discontinuità con l´esecutivo precedente, ha favorito il contratto a tempo indeterminato: le misure sul cuneo fiscale, per esempio, sono improntate esclusivamente alla stabilità. Ha introdotto forme di stabilizzazione del lavoro sia nel settore privato, i 22 mila lavoratori a tempo indeterminato dei call center per esempio, che in quello pubblico. Gli apprendisti, per la prima volta avranno diritto all´indennità di malattia, i co.co.pro quella di malattia e l´astensione anticipata obbligatoria per la maternità. Abbiamo contrastato il lavoro irregolare: solo nel settore edile sono emersi 100 mila lavoratori in nero. E poi c´è la grande partita degli ammortizzatori sociali e degli interventi per migliorare le future pensioni dei più giovani e per tutelare il loro lavoro discontinuo».

          A proposito di precariato, però, da una parte della maggioranza arrivano critiche sulle modifiche alla legge Biagi. L´eliminazione del job on call, dicono, non basta visto che la misura in sé è praticamente inutilizzata.
            «Allora bisognerà mettersi d´accordo, perché non si può scoprire che gli effetti della legge 30 sul mercato del lavoro sono stati modesti e poi farci sopra una battaglia politica. Non si può focalizzare l´attenzione su una singola misura e non vedere nel complesso quanto già realizzato. Perché sfido chiunque a contestare lo sforzo compiuto e i segni che ha già lasciato e lascerà nei prossimi anni».

            Resta il fatto che il Protocollo non è condiviso da tutti e che la sinistra radicale vuole proporre emendamenti. Ci saranno modifiche?
              «Il protocollo è il risultato di una lunga, difficile concertazione fra 40 associazioni in rappresentanza delle parti sociali. Abbiamo rischiato la rottura più volte, è normale che ci siano diversi punti di vista e parti critiche».

              Ma ci saranno variazioni?

              «Il governo deve rispettare il Protocollo sottoscritto con le parti sociali e garantire il mantenimento delle sue linee guida: presenterò le norme al prossimo Consiglio dei ministri, quello del 3 agosto. Ma ciò non toglie che quando si tratterà di tradurre l´accordo in misure di legge non si possano definire meglio quei punti che oggi destano preoccupazione. Inoltre il Parlamento è sovrano e potrà fare sue autonome valutazioni».

              Lei ha parlato di concertazione difficile, a rischio di rottura. Si poteva fare di più?
                «Quando chiudo un accordo mi chiedo sempre: è migliorata la condizione della parte più debole? In questo caso mi rispondo di sì: per le pensioni basse, i giovani, le donne e gli over 50 le cose, con questo Protocollo, sono migliorate. C´è un impegno di 35 miliardi sul prossimo decennio: il professor Aris Accornero pensa che questo accordo sul welfare rappresenti uno dei maggiori interventi degli ultimi vent´anni».
              (l.gr)