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mercoledì 12 settembre 2007
Pagina 2 - Economia
L´Intervista
Il ministro del Lavoro: i metalmeccanici votarono anche contro la Dini e oggi la difendono a spada tratta
Damiano: è una minoranza al referendum il piano passerà
LUISA GRION
ROMA - Il voto che conta davvero sarà quello che si concluderà il 10 ottobre, quello che chiamerà milioni di lavoratori e pensionati ad esprimere il loro «sì» o «no» al Protocollo sul Welfare. E Cesare Damiano, ministro del Lavoro, è convinto che allora vincerà il «sì».
Ministro si aspettava questa bocciatura da parte della Fiom?
«Sì, conosco bene l´orientamento di maggioranza del suo gruppo dirigente e questo risultato rispecchia in maniera plastica gli equilibri dell´ultimo congresso. Nessuna sorpresa».
Che peso attribuisce a questo voto?
«Nella storia della Cgil questo è sicuramente un voto inusuale, ma la bocciatura di un accordo confederale è un problema che rientra nella sfera dell´autonomia sindacale e che non può riguardare nessun altro».
Non riguarda anche il governo?
«Al governo riguarda il fatto che dopo sei mesi di negoziato e con un vero rischio di rottura, si sia riusciti a portare a termine un accordo e a trovare le risorse per farlo rispettare. E questo accordo, va detto, è il miglior risultato che si sia mai ottenuto dal 1983, da quando è partita la concertazione in Italia. Perché è esclusivamente acquisitivo e non prevede scambi o restituzioni».
Però alla Fiom non è piaciuto.
«Bisogna dare a questa scelta, per quanto legittima, il giusto peso: la Cgil che lo ha firmato conta 5 milioni di iscritti, la Fiom ne ha 300 mila. Occorre stare ai fatti: la Fiom, per quanto importante, non rappresenta l´universo degli iscritti e questo non è un accordo di categoria. Quindi il voto che conta è un altro».
Quale?
«Quello del referendum, della grande consultazione democratica fra milioni di lavoratori e pensionati che si terrà entro il 10 ottobre. Di quel giudizio tutti dovranno, ovviamente, tenere conto».
E se anche il referendum bocciasse l´accordo?
«Non succederà, sono convinto che il Protocollo sarà approvato».
Perché?
«Perché si tratta di un accordo sociale di forte innovazione che produrrà i suoi effetti a vantaggio della parte più debole del paese. Ci sono le risorse sia per lo stato sociale che per la competitività: quasi 40 miliardi di euro per i prossimi dieci anni. E a ottobre, con il pagamento della "quattordicesima" per 3 milioni di pensionati, si comincerà già a vederne gli effetti».
Per lei quindi la bocciatura è una posizione di minoranza?
«Ne sono convinto».
Per Turci della Rosa nel Pugno il risultato è solo la conferma della deriva massimalista della dirigenza Fiom. E´ d´accordo?
«Non voglio mettere etichette. Per me quella della Fiom è una posizione sbagliata che oscura i contenuti di un accordo che migliora le condizioni dei lavoratori».
Giordano, segretario di Rifondazione, dice che le critiche della Fiom sono fondate e condivisibili e che il suo partito le sosterrà in Parlamento. Quali saranno i risvolti politici di questo voto?
«In tempi non sospetti, qualche mese fa, ho sentito più volte ripetere da Giordano una frase che condivido in pieno: l´opinione maggioritaria e democratica di lavoratori e pensionati avrà valore sopra ogni altro tipo di valutazione. Solo ascoltando l´opinione di tutti e non di una sola parte daremo una prova di democrazia».
Da ex sindacalista della Cgil, che peso avrà, nella storia del sindacato questo rifiuto?
«Non è la prima volta che si esprime un dissenso abbastanza scontato. Già ai tempi della riforma Dini, che oggi la Fiom difenderebbe a spada tratta, vi fu una bocciatura nei luoghi di lavoro».
Ma per la Cgil che peso avrà?
«Si aprirà una fase di discussione. Lo ha già detto Epifani: la scelta della Fiom è al di fuori dalla logica confederale».
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