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domenica 5 febbraio 2006
Pagina 17 - Economia & Lavoro
Intervista a Cesare Damiano
Non esiste alcuna continuit? tra Pacchetto Treu e Legge 30, sono due filosofie opposte
Basta insicurezza Romperemo le catene della precariet?
di Angelo Faccinetto / Milano
Sui temi del lavoro, e in particolare sulla flessibilit?, ? ancora scontro. Oltre ai soliti, come il ministro Roberto Maroni e il sottosegretario Sacconi, l’altro giorno ? sceso in campo il giuslavorista Pietro Ichino, che ha accusato l’Unione di saper dire solo dei no e, soprattutto, di aver introdotto nella passata legislatura quegli elementi di precariet? contro i quali ora lancia i suoi strali. Qual ? la risposta di Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Ds?
?Ichino sbaglia quando dice che il programma dell’Unione sui temi del lavoro ? fatto solo di no. E sbaglia quando tenta di stabilire una continuit? tra legge Treu e la legge 30. L’Unione ha elaborato proposte e soluzioni che sono il frutto di quattro anni di lavoro comune e di un confronto continuo con le organizzazioni sindacali e con le associazioni di impresa?.
Quindi non c’? nessuna continuit? tra il ?pacchetto Treu? e la legge 30?
?Se analizziamo il rapporto tra le due leggi, balza subito all’evidenza una discontinuit? di proposta. ? differente infatti la filosofia di fondo. Il centrodestra ha ritenuto che la crescita dell’occupazione fosse il risultato della moltiplicazione di forme di lavoro sempre pi? precario. Tesi che si ? poi rivelata del tutto infondata. Il centrosinistra invece, con l’azione del passato governo, non ha mai disgiunto l’obiettivo della crescita qualitativa dell’occupazione dallo sviluppo e dalla necessit? di dotare il sistema produttivo, non di un supermercato dei lavori, ma di poche forme di buona flessibilit?. Quella cio? in grado di rispondere alle richieste di mercato che le imprese non sono in grado di programmare?.
Per? ? stato il centrosinistra a introdurre il lavoro in affitto.
?S?, ma la vera novit? del pacchetto Treu, appunto l’introduzione del lavoro interinale che la Ue ci richiedeva come adeguamento agli standard continentali, venne poi accompagnata, con le altre forme di flessibilit?, da una misura di stabilizzazione: il credito d’imposta. E, per il lavoro autonomo, con il prestito d’onore. Qui sta la prima grande differenza?.
Con queste misure che risultati si sono ottenuti?
?Il 2001 fece registrare una crescita di oltre 400mila posti di lavoro, l’80 per cento di questi a tempo indeterminato. E ci? proprio grazie all’incentivo previsto dal governo a favore delle imprese per le assunzioni stabili. Il governo di centrodestra ha invece abolito queste misure ed ha peggiorato le normative che riguardano i contratti a termine, il part-time, l’appalto di opere e di servizi, la cessione di ramo d’impresa, portando il mercato del lavoro ad un risultato profondamente negativo: la dilatazione, nelle nuove assunzioni, del lavoro precario. Conseguenza di tutto ci? ? che, per la prima volta, nel 2005 le assunzioni a termine hanno superato quelle a tempo indeterminato?.
Qualche esempio di queste nuove tendenze?
?A Milano e provincia, l’anno scorso, il 65% delle nuove assunzioni ? risultata precaria, e la durata media di ogni rapporto ? stata di 91 giorni. In Emilia Romagna lo stock occupazionale ? composto per l’80% di lavoro stabile e per il 20% - circa 400mila persone - di lavoro flessibile. Ma il tempo di permanenza medio nelle condizioni di precariet? ? di sei anni. Di queste persone, la maggior parte ha tra i 35 e i 45 anni di et? ed ? donna?.
Colpa di Berlusconi?
?Quello che le ho detto dimostra come il tasso di conversione dal lavoro flessibile a quello stabile sia precipitato a causa delle politiche del centrodestra. Nasce da qui quel senso di insicurezza che colpisce i giovani e le donne, che spesso rinunciano anche a cercare un impiego, e gli over 45?.
L’Unione invece che cosa propone?
?Anzitutto di rompere questa catena della precariet? del lavoro?.
In che modo? Attraverso quali strumenti?
?Superando la legge 30, alla quale ci opponiamo; facendo riprendere al Paese la via dello sviluppo; reintroducendo il credito di imposta per stabilizzare il lavoro; cancellando le forme di impiego pi? precario che, come ammette del resto la stessa Confindustria, non sono nemmeno usate dalle imprese. E impedendo che il lavoro flessibile costi meno di quello stabile, cosa possibile attraverso la parificazione progressiva dei contributi sociali di tutte le forme di impiego e l’impossibilit? di derogare dai minimi contrattuali?.
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