L'allarme del presidente di Confcommercio mentre il changeover ? quasi concluso Bill?: ?Rilanciamo i consumi? Chiesta una accelerazione della riforma fiscale - Il Pil 2002 crescer? solo dell'1,2% Nicoletta Picchio
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ROMA - I dati sull'inflazione di gennaio ?smentiscono i profeti di sventura?. Sergio Bill? aspettava le anticipazioni sull'andamento dei prezzi per poter dire, dati alla mano, che l'allarmismo sul changeover ? stato eccessivo. E che le accuse alla categoria sono state ingiustificate, visto che la distribuzione non ha colto l'occasione del passaggio dalla lira all'euro per ritoccare all'ins? i listini. Un fattore positivo, quindi, che ha contribuito a tenere fredda l'inflazione. Ma c'? un risvolto negativo della medaglia: e cio? la vera e propria ?gelata? sui consumi registrata dall'Istat. ?La gente non spende, gli ordinativi dell'industria hanno un andamento negativo?, dice Bill?, che nutre forti preoccupazioni per le prospettive dell'economia nel 2002. E rilancia la sua proposta per rimetterla in moto: un'anticipazione gi? da quest'anno della riforma fiscale annunciata dal Governo. Il temuto balzo dell'inflazione non c'? stato: i commercianti, quindi, hanno fatto la loro parte? Ci hanno accusato che avremmo fatto arrotondamenti a ruota libera. Invece la distribuzione ha avuto un ruolo pi? che responsabile. Guardiamo per esempio Milano: ? una citt? che ha visto diminuire l'inflazione dal 2% di dicembre all'1,9% di gennaio, nonostante il forte rimbalzo da 1.500 lire ad un euro dei mezzi di trasporto. Ci? vuol dire che i prezzi della distribuzione sono rimasti fermi. Quindi giudico scorretta la campagna negativa che abbiamo dovuto subire. Anzi, abbiamo avuto comportamenti pi? corretti rispetto ai tedeschi, tanto per fare un esempio. Le "monetine" dovranno scomparire? All'inizio ce n'? stato bisogno proprio per modificare correttamente i prezzi dalle lire all'euro. Poi naturalmente il loro uso si ridurr?, piuttosto avremmo dovuto fare banconote da uno euro o due euro, come avviene negli Stati Uniti per i dollari: sarebbe stato pi? semplice. Inflazione bassa, ma anche economia che non fa balzi in avanti: la gente non spende e non consuma? Sono preoccupato per l'andamento del mercato: in effetti i consumi sono in crisi, per la prima volta hanno un segno in negativo non solo i piccoli negozi ma anche la grande distribuzione. Il motivo? Continua ad erodersi il potere d'acquisto della famiglia media italiana. ? eroso dal sistema fiscale, dalla maggior parte dei servizi che sono aumentati. E inoltre non ci sono pi? nemmeno le rendite finanziarie cospicue che davano agli italiani quel margine in pi? da spendere in consumi: il rendimento dei Bot ? del 2,5%, con un'inflazione quasi analoga. La nostra previsioni per il 2002 indicano un Pil all'1,2% e i consumi in crescita solo dell'1%, dati peggiori rispetto al 2001. ? un circolo vizioso: la gente non spende, non consuma, le imprese dovranno ridurre le produzione, con effetti negativi sull'occupazione e quindi di nuovo sui consumi. Occorre una boccata d'ossigeno. Con quali strumenti? Per uscirne ci vuole una manovra a tenaglia: cercando, da un lato, di spegnere i fuochi della tensione sociale che potrebbe, se abbandonata a se stessa, sfuggire di mano; allo stesso tempo va anticipata, senza aspettare il 2003, la leva fiscale, stralciando magari il provvedimento pi? urgente che ? la diminuzione dell'Irpef. Il fisco infatti continua a pesare: sbaglia chi dice che dal 1997 ad oggi la pressione fiscale ? diminuita. Nel 1997 era al 44,5%, un picco dovuto per? al pagamento dell'eurotassa, ma gi? nel 1998 era scesa al 42,9% ed oggi ? rimasta uguale. Bisogna agire subito. Come sull'inquinamento: non si pu? pensare di risolvere il problema aspettando l'entrata sul mercato dell'auto ad idrogeno. Sarebbe pericoloso rinviare di 12 mesi decisioni necessarie a far ripartire un mercato che ? gi? in un'area di rischio come dimostrano le previsioni di aumento del Pil per il 2002: un 1,2% che ? quasi niente. Marted? 29 Gennaio 2002
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