luned? 29 maggio 2006



    PRIMO TEST

    Gian Enrico Rusconi

    QUELLO di Romano Prodi ? un governo di ?restaurazione?. Detto cos?, suona malissimo, anzi offensivo alle orecchie del centro-sinistra. Ma se rompiamo il tab? nominalistico, vediamo che il suo programma ? una inversione di tendenza nel rimettere in ordine bilancio e finanza statale, ? una ?riforma delle riforme? della gestione precedente. Ripropone una politica di concertazione che riporta ad esperienze passate. Se poi ?restaurazione? significa ritorno alla tradizionale politica europea; energica azione moralizzatrice contro l'evasione fiscale, nuove norme e leggi tra affari e politica, riforma delle regole del calcio ecc. - allora il tab? ? infranto.

    Ma intanto ci sono milioni di cittadini che rimangono diffidenti se non ostili. Da questo punto di vista il test elettorale di ieri e oggi sar? molto significativo. L'eredit? del berlusconismo ? profonda, al di l? della strategia che il Cavaliere adotter? per delegittimare Prodi e il suo governo. Troppi hanno creduto (e credono ancora) alla sostanza del messaggio berlusconiano: ?Fatevi gli affari vostri? mentre il compito del governo ? quello di facilitarvi al massimo, smontando la fastidiosa macchina statale, abbassando le tasse ecc. Da questa politica, prima o poi, tutti miracolosamente trarranno beneficio.

    Questo era il senso della ?rivoluzione liberale? promessa da Berlusconi. Moltissimi cittadini ancora ci credono, nonostante le delusioni, mentre il programma di Prodi appare loro una nebulosa. Anzi qualcosa di minaccioso. Un progetto a lungo termine che per ora chiede pazienza, disincanto e quasi certamente nuovi sacrifici. In pi? la rimessa in cantiere di pratiche che si ritenevano fallite. Riuscir? Prodi a convincere questi milioni di cittadini che la sua ricetta funzioner??

    Rivedendo certi ministri al governo si ? tentati di dire che stiano facendo quelli che, nella scuola di una volta, si chiamavano gli ?esami di riparazione?. Ma soprattutto si ha la sensazione che con uomini come D'Alema agli Esteri, Padoa-Schioppa all'Economia, Amato all’Interno e Parisi alla Difesa, si creer? di fatto un supergabinetto. Naturalmente lo si negher? ufficialmente. Eppure potrebbe esser un modo per regolare la pletorica e chiacchierona compagine ministeriale. Ma un governo a due livelli ne rende ancora pi? impegnativa la guida.

    Il discorso torna a Romano Prodi alla prova decisiva della sua leadership che sin qui ? mancata o ? stata elusa. La composizione del governo ha sollevato critiche severe anche da parte di osservatori molto ben disposti. Ma non hanno impressionato Romano Prodi, che ha cos? confermato alcune sue qualit? caratteriali: la capacit? di incassare tutte le critiche, di reagire col silenzio alle situazioni pi? antipatiche e quindi la sua ostinazione ad andare avanti per la sua strada.

    Ma sono qualit? sufficienti per fare di Prodi un leader capace di trasformare una coalizione eclettica in una efficace forza di governo? O viceversa gran parte delle sue energie dovranno essere spese per tenere insieme la coalizione anzich? farla lavorare in modo efficiente?

    A questi interrogativi si risponde di solito benevolmente con la battuta che ?la forza di questo governo ? la sua debolezza?. Non pu? permettersi cio? scissioni o errori, altrimenti tutto si sfascia. E' una magra constatazione, che rimanda ancora una volta alla capacit? della leadership. Un vero leader sa usare la situazione di precariet? della coalizione per imporre la sua linea agli alleati recalcitranti. Ma Prodi ce la far??