mercoledì 28 marzo 2007

    Pagina 2 - Interni
      IL RETROSCENA


      Bertinotti: bene Casini, ma la coalizione non cambia. Prc: sulle pensioni niente mediazioni con l´Udc
        E ora la sinistra teme maggioranze variabili

        GOFFREDO DE MARCHIS

        ROMA - Se hanno baciato il rospo (Lamberto Dini) figuriamoci se non possono abbracciare il principe azzurro (il bel Pier Ferdinando Casini). Fermo restando che la «maggioranza non cambia - avverte Fausto Bertinotti - e deve continuare a fare la maggioranza». Sarà, ma ieri al Senato è stata ammainata la bandiera dell´autosufficienza che Rifondazione comunista aveva impugnato tante volte. Oggi il partito di Franco Giordano (e di Bertinotti) dice di non temere uno spostamento al centro dell´asse del governo. Malgrado il voto dell´Udc. «Non è possibile una politica dei due forni da parte di Prodi. Primo perché i numeri non bastano. Secondo, perché sarebbe il suo suicidio politico», dice il capogruppo di Prc Giovanni Russo Spena.

        L´argomento però esiste, ne hanno ragionato a lungo dentro i partiti della sinistra radicale. È vero: i senatori dell´Udc sono 20 mentre ieri la sinistra radicale ha votato da sola contro un ordine del giorno di Calderoli raccogliendo ben 45 voti. Ovvero la sostituzione con i centristi è impossibile. Eppure i nodi della maggioranza allargata, dell´«appoggio esterno non dichiarato» di Casini, come lo chiamano a Prc, potrebbero venire al pettine. «Sulle politiche sociali non possiamo fare mediazioni con i centristi», avverte Russo Spena. Sono le pensioni la vera trincea di Rifondazione, lì non si accettano compromessi. «Oggi non abbiamo varato la politica della maggioranze variabili. Io - insiste Russo Spena - penso che Casini non abbia molti margini di manovra. Berlusconi lo massacrerà dopo il voto al Senato e lui non potrà imporre la sua linea al centrosinistra». Ma la riforma previdenziale è davvero una corda sensibile. «E di queste cose nell´Udc - si sente dire negli ambienti prc - si occupa Tabacci, un uomo vicino alla Confindustria».

        Nella Margherita però la lettura è un´altra. Oggi anche i più critici di Dl con la sinistra radicale festeggiano soprattutto la vittoria dell´Unione e la crisi del centrodestra. «Questo è il dato - spiega Enzo Bianco - . Con Casini va bene il dialogo, ma non c´è nessun asse». Il sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti parla invece di «una fase politica nuova. Il voto dell´Udc è molto positivo. Non sostituisce la sinistra radicale, ma ne dovremo tenere conto anche in futuro». E Antonio Polito commenta: «È una situazione ideale. Un governo che sa allargare la maggioranza costringe anche la sinistra radicale a comportamenti più responsabili».