giovedì 22 febbraio 2007


    Pagina 5 - Primo Piano

      L'ANALISI

      Malumore anche tra chi vota Unione
        Il 55 per cento
        degli italiani
        è critico con
        l'esecutivo

        di Renato Mannheimer
          La crisi parlamentare che ha travolto l'esecutivo riproduce in qualche misura un atteggiamento critico diffuso in larga parte della popolazione. Svariate analisi hanno mostrato infatti come la maggioranza degli italiani (attorno al 55% ) valuti oggi negativamente l'operato del governo. Ovviamente, si tratta di un giudizio formulato sulla base di motivi assai variegati e differenziati tra loro. Da un verso, vi è l'ovvia ostilità verso Prodi da parte della maggioranza (anche se, spesso, non della totalità ) dei partiti del centrodestra. Dall'altro, occorre però ricordare che molti provvedimenti del governo hanno incontrato critiche, anche radicali, da questo o quel segmento di elettorato degli stessi partiti che compongono la maggioranza. È accaduto in svariate occasioni: per la Finanziaria, per i Dico, per la questione della base di Vicenza e ora per la nostra missione in Afghanistan. In tutti questi (e altri) casi, quote significative (da un quinto sino a quasi metà) dei votanti per il centrosinistra hanno espresso il proprio dissenso nei sondaggi condotti di volta in volta.

          Non si tratta di una novità: l'orientamento negativo di settori più o meno ampi della propria base elettorale ha accomunato gran parte degli esecutivi succedutisi negli ultimi anni, compreso l'ultimo guidato da Berlusconi. Com'è ovvio, il fenomeno dipende dalla natura inevitabilmente composita (in un governo di coalizione) della compagine e dalle conseguenti numerose contraddizioni interne.

          Per questo, anche alla luce delle esperienze passate, è stato proposto di inserire nella legge elettorale una serie di meccanismi volti a contenere la frammentazione e, al tempo stesso, a favorire la "governabilità". La normativa attuale porta, per vari motivi (dal rilievo e dal potere attribuito ai singoli partiti, sino al premio di maggioranza regionale) all'effetto opposto.

          Ha dunque ragione chi ha osservato che la sconfitta del governo al Senato è frutto anche (non solo, però) della pessima legge elettorale. È facile prevedere che finché essa resterà in vigore, l'Italia vedrà solo governi instabili.