luned? 30 ottobre 2006

    Pagina 2 - Primo Piano


    ?IL 2 DICEMBRE MANIFESTAZIONE CONTRO LA FINANZIARIA E IL REGIME. GLI ELETTORI CI CHIEDONO UN ATTO COLLETTIVO DI OPPOSIZIONE?

    Le barricate di Berlusconi e Fini
      L’ex premier rilancia l’ipotesi di Grande coalizione.
      Stop della Lega

      Ugo Magri

      ROMA

      ?In piazza per manifestare contro il regime e per la libert?. Non siamo a Budapest e nemmeno a Praga, ma nei pressi di Milano, Arconate per la cronaca. E ad arringare le folle non sono un Nagy o un Dubcek. Colui che chiama l’Italia a ribellarsi contro ?la sinistra dei Gulag? ? Silvio Berlusconi, tornato combattivo come ai tempi d’oro, irriconoscibile a confronto del leader depresso di poche settimane fa. ?I nostri elettori ci chiedono un atto collettivo di opposizione?, ? l’annuncio del Cavaliere, che fissa la data di questa marcia su Roma, dove converger? la protesta: appuntamento al 2 dicembre prossimo. Mario Mantovani, ras di Arconate nonch? responsabile del ?motore azzurro?, ? gi? al lavoro per sostenere la grande mobilitazione.

      Gianfranco Fini porter? le sue legioni, e sar? una gara tra Forza Italia e An su chi sventoler? pi? bandiere. ?La manifestazione non sar? organizzata?, precisa per? il leader di Alleanza nazionale, ?per dare una spallata al governo, ma per dare agli italiani la riprova che l’opposizione fa il suo dovere?. Pare di cogliere, nelle parole di Fini, una sfumatura di cautela: scatenare la piazza potrebbe dar l’impressione di una protesta extraparlamentare, spaventando i moderati. Per cui non ? cos?, precisa, che si vuol mandare a casa Prodi. Addirittura i centristi sono convinti che una esibizione di muscoli potrebbe rivelarsi dannosa. Avevano gi? annunciato che alla manifestazione non ci saranno, ieri l’hanno confermato. Il 2 dicembre, insomma, l’opposizione sfiler? divisa.

      L’annuncio di Berlusconi si ? accompagnato a parole forti sullo stato della democrazia in Italia. ?Temo un futuro illiberale, magari autoritario?, ha denunciato. ?La storia delle sinistre ? fatta di vittime e di omicidi, di cui sono sono esempio i Gulag e le uccisioni volute da Mao in Cina?. Siamo di nuovo, come in campagna elettorale, ai comunisti che fabbricano il concime con i bambini morti di fame. ?Il loro criterio, la loro missione, ? di togliere a quelli che ritengono i ricchi?, punta l’indice il Cavaliere, particolarmente polemico con Prodi. Perfino nella sua decisione di sospendere i lavori per la costruzione del Ponte coglie l’espressione di ?un’invidia, di un odio incomprimibile verso di noi, poich? non vogliono che un’opera epocale possa essere portata a nostro onore?.

      In piazza dunque. Relegando tra parentesi le aperture dei giorni scorsi, il tormentone delle ?larghe intese?. Piacciono tanto a Casini, che mesi fa aveva confidato a Bruno Vespa per il suo nuovo libro-strenna di vederne in Romano Prodi il possibile interprete, ?se cercher? l’armistizio? e non la guerra (ma ora, precisa il portavoce Roberto Rao da via dell’Umilt?, ? acqua passata, il Professore deve farsi da parte). E piacciono pure a Fini le convergenze pi? larghe, anche qui con dei distinguo. ?Un modello di larghe intese alla tedesca?, ne sunteggia il pensiero Vespa, ?in Italia non ? possibile. Un governo con D’Alema e Fini sta scritto nel libro dei sogni. Se s’intende invece che, consumatasi la stagione di Prodi e nell’impossibilit? di andare subito al voto, si cerchi un ministero di decantazione di carattere tecnico con una maggioranza parlamentare larga?, concede Fini, ebbene s?, ?questa ? una prospettiva diversa?. Diversa in quanto ?credo nella necessit? di liberare quanto prima l’Italia dal governo Prodi?, destinato a cadere ?per una rottura al centro?.

      La Lega ? sospettosa, istintivamente diffida. ?Quando sento parlare di larghe intese mi viene l’orticaria?, racconta Roberto Calderoli. E certo non aiutano a rasserenare il Carroccio scenari molto futuribili, come quelli tracciati dal Cavaliere a colloquio con Vespa (tutte le anticipazioni de ?L’Italia spezzata? sono uscite ieri): ?Se i Ds facessero a meno del correntone di sinistra, se la Margherita perdesse, che so, la Bindi e l’ala radicale, forse si creerebbero le condizioni per una Grande Coalizione capace di guidare l’Italia su una strada di sviluppo e modernit?. Non un governo-tecnico per andare alle urne, dunque, ma molto di pi?: un’alleanza strategica, una sorta di ?compromesso storico? adattato ai tempi. ?So che ? difficile?, riconosce Berlusconi, ?ma cos? non si va avanti?.