venerd? 27 ottobre 2006

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      Il metodo tranquillo
        CARO direttore,

        domani si terr? a Roma quello che i giornali hanno gi? definito ?l’attesissimo vertice di maggioranza sul governo e la Finanziaria?. Credo che sia opportuno partire proprio da qui per spiegare le ragioni di un incontro che ? doverosamente e assolutamente ?normale?.

        Troppo spesso la politica dimentica i suoi tempi e le sue regole. E troppo spesso si alimenta di frenesie, fibrillazioni e atteggiamenti ultimativi che non sono compresi e accettati dall’opinione pubblica. Trascorrere la mattinata di un sabato per lavorare congiuntamente su quanto ? stato fatto e quanto resta da fare non dovrebbe essere cos? clamoroso. Eppure, nel circuito quotidiano del retroscenismo, anche una riunione necessaria e utile diventa ?caso?.

        Cos? come fatto in campagna elettorale, il centrosinistra - una volta vinto e giunto al governo - si ? dato un programma e un metodo. Nei primi mesi, iniziati non a caso con un seminario di lavoro a San Martino in Campo, questo metodo ha portato a risultati importanti e condivisi: le liberalizzazioni, il Dpef, la missione di pace in Libano, il ritorno della concertazione. Tutto senza sbandierare la situazione devastante ereditata in termini di conti e gestione della cosa pubblica.

        Sempre con questo metodo, fatto di dialogo e di lavoro comune, abbiamo approntato una Legge Finanziaria in grado di ottenere dall’agenzia di rating pi? importante, l’Unione Europea, la ?certificazione? di essere anche economicamente tornati a far parte dei Grandi del mondo. Una Finanziaria che non ? stata costruita certo solo per questo, ma anche per tenere fede a un Programma dove le parole equit?, risanamento e sviluppo venivano ripetute sovente.

        Adesso che questa Legge, migliorata e arricchita, si appresta all'esame pi? importante, quello dei rappresentanti dei cittadini che siedono in Parlamento, ? giusto che chi appunto ? stato chiamato dall’opinione pubblica a interpretare i voleri della maggioranza del Paese sia messo nelle condizioni di conoscere i documenti, concordare un percorso, valutare gli ulteriori e possibili passi in avanti.

        Anche il centrosinistra ha bisogno, come ogni famiglia o ogni azienda, di concertazione interna. E l’incontro di domani ? proprio stato richiesto per questo: raccontare ed ascoltare, conoscere e chiedere. Mi rendo conto della ?banalit? di certi verbi, ma quando la semplicit? ? un metodo condiviso, appunto ?il? metodo, non ci sono ragioni per cercare bizantinismi o titoli ad effetto.

        Dei tanti errori che sono stati addebitati a questo governo, forse non ? stato sottolineato l’unico di cui siamo realmente colpevoli: non avere appunto rivendicato con forza il ?metodo tranquillo? di un centrosinistra che sa di saper governare, di poterlo fare per cinque anni e che non ha voluto rinunciare a quella che nel marketing si chiama ?mission?: ritornare alla qualit? dello Stato.

        Sono queste le ragioni dell’Unione che ha vinto le elezioni, le ragioni del Paese che stiamo riportando fuori dalle sabbie mobili dell’arroganza e degli egoismi, le ragioni di un governo che ha ragione a governare cos?. E che domani, ne parler? lavorando. Come tutti i giorni.
      Romano Prodi
      (presidente del Consiglio dei ministri)